Carenza di Vitamina D: Collegamento Causale tra Affaticamento e Rischio di Declino Cognitivo

Modificato da: Olga Samsonova

La Vitamina D, che agisce a livello sistemico come un ormone, influenza significativamente diversi sistemi corporei, inclusi il metabolismo osseo, le funzioni immunitarie e i processi cognitivi. Ricerche recenti hanno stabilito una connessione causale tra una grave insufficienza di questo micronutriente e l'aggravamento della spossatezza, un effetto osservato con particolare incidenza nelle donne in età avanzata. Questa carenza compromette l'efficacia dell'assorbimento intestinale di minerali essenziali come calcio e fosforo, una disfunzione che si manifesta clinicamente con algie e debolezza muscolare.

Le linee guida mediche stabiliscono parametri di riferimento per l'apporto. La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) e l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) suggeriscono per gli adulti un fabbisogno giornaliero di circa 15 µg, equivalenti a 600 Unità Internazionali (UI). Al contempo, la Endocrine Society indica per gli adulti sani un range di mantenimento tra 1.000 e 2.000 UI al giorno. È cruciale notare che l'apporto primario, stimato tra l'80% e il 90%, deriva dalla sintesi cutanea indotta dall'esposizione ai raggi UVB solari, processo che può essere limitato da fattori quali l'uso di filtri solari, la latitudine o stili di vita sedentari.

Oltre al ruolo nella salute scheletrica, dove facilita l'assorbimento di calcio e fosforo, dati emergenti evidenziano la funzione della Vitamina D nella regolazione dell'umore e nella crescita dei capelli, con livelli bassi spesso correlati a manifestazioni depressive. La Vitamina D3, o colecalciferolo, è la forma più comune, assunta tramite dieta (ad esempio, pesci grassi come salmone e sgombro) o prodotta nella cute.

Studi pionieristici hanno evidenziato un legame causale tra la carenza grave di Vitamina D e un rischio incrementato di sviluppare demenza, associato anche a una riduzione misurabile dei volumi cerebrali, come rilevato da analisi di neuroimaging su campioni ampi. In alcune popolazioni specifiche, gli scienziati ipotizzano che fino al 17% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto garantendo uno stato vitaminico ottimale. Un'analisi prospettica condotta sulla UK Biobank ha indicato che i soggetti con carenza severa presentavano un aumento del rischio di demenza del 25% rispetto a chi aveva livelli adeguati, identificando la soglia critica di 50 nmol/L (20 ng/mL) come target minimo per la neuroprotezione.

Gli specialisti sottolineano la necessità di evitare l'automedicazione con dosaggi elevati, insistendo sull'importanza di analisi ematiche per determinare con precisione lo stato vitaminico e prevenire effetti collaterali come l'ipercalcemia. In caso di ipovitaminosi accertata, la Società Italiana dell'Osteoporosi e del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS) raccomanda dosaggi terapeutici che possono raggiungere 50.000 UI al giorno per un periodo di 2-3 mesi, sempre sotto stretto controllo medico. Per ottimizzare l'efficacia, è cruciale assumere la Vitamina D in concomitanza con cofattori essenziali quali magnesio e Vitamina K2.

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Fonti

  • Internewscast Journal

  • University of South Australia

  • The London Osteoporosis Clinic Editorial Team

  • MedPodLA - Daniel, Ghiyam MD - Beverly HIlls CA 90210 - A4M

  • Dr. Raj Dasgupta (2026) - Sleep Advisor

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