Velocità del Passo: Indicatore Predittivo Semplice per il Declino Cognitivo
Modificato da: Olga Samsonova
La velocità con cui un individuo deambula si sta affermando come un biomarcatore di salute generale di notevole semplicità e accessibilità, secondo le evidenze emerse dalla ricerca condotta dallo psicologo Alexander Nigel William Taylor e dallo specialista in scienze motorie Marco Arcestein. Nel contesto attuale, la cadenza del passo non è un mero dato cinetico, ma un indicatore multifattoriale che sintetizza l'efficienza integrata delle funzioni motorie, visive e del sistema nervoso centrale.
Studi epidemiologici su larga scala, come una metanalisi cinese che ha esaminato 17 studi prospettici, hanno stabilito una correlazione robusta tra un passo lento e un rischio maggiore di deterioramento cognitivo e demenza. La velocità considerata ottimale per un adulto in buona condizione fisica si attesta tra 1 e 1,4 metri al secondo, un valore che corrisponde approssimativamente a 5 chilometri orari; questa andatura è intrinsecamente legata al mantenimento di una forza muscolare adeguata e di una buona resistenza. Al contrario, una deambulazione che scende sotto la soglia di 0,8 metri al secondo è stata associata a un invecchiamento accelerato, una riduzione della forza muscolare e un incremento dei rischi sanitari a lungo termine, inclusa una maggiore mortalità e l'insorgenza di patologie croniche.
Il presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), Dario Leosco, ha sottolineato come il superamento di questa soglia di 0,8 metri al secondo negli anziani rappresenti un segnale clinico negativo. Per affinare la valutazione della riserva cognitiva, gli specialisti propongono l'adozione del cosiddetto test dell'andatura dual-task, un approccio che valuta la capacità di eseguire simultaneamente un compito motorio e uno cognitivo, come contare a ritroso o nominare animali. Il rallentamento osservato durante l'esecuzione di questo compito combinato può segnalare un deterioramento delle funzioni cognitive, sebbene tale valutazione non sostituisca mai una diagnosi medica completa.
Ricerche condotte dal team del Lawson Health Research Institute di London, Ontario, Canada, guidato da Manuel Montero-Odasso, hanno dimostrato che la performance nel test dual-task è un predittore più efficace della progressione verso la demenza rispetto ai soli test cognitivi standard. La difficoltà a gestire compiti simultanei è cruciale, poiché è comune negli anziani a causa della diminuzione delle riserve cognitive. Uno studio del 1997 aveva evidenziato che la maggior parte degli anziani che si fermavano per rispondere a una domanda mentre camminavano subivano una caduta entro i sei mesi successivi, evidenziando il rischio legato alla compromissione della capacità di multitasking motorio-cognitivo.
L'integrazione di valutazioni motorie, come la velocità dell'andatura, nel protocollo clinico di routine per gli anziani con lievi disturbi cognitivi è un'area di crescente interesse, con l'obiettivo di identificare precocemente i soggetti più a rischio. Monitorare costantemente la velocità dell'andatura fornisce uno strumento non invasivo di grande valore per l'identificazione precoce dei cambiamenti legati all'età e per l'implementazione tempestiva di interventi mirati. Questo approccio si allinea con studi più recenti, come quello pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society, che, utilizzando accelerometri, ha confermato che livelli più elevati di attività fisica sono associati a un minor rischio di demenza. La velocità di deambulazione, misurata anche attraverso test standardizzati come il test dei 10 metri o il test dei 400 metri, è considerata dai clinici un segno vitale, al pari della pressione arteriosa, riflettendo la salute di sistemi complessi come quello cardiovascolare e neuromuscolare.
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Fonti
championat.com
Zakon.kz
Здоровье Mail
Чемпионат
Osnmedia.ru
Наука Mail
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