La Corte Suprema USA Esaminerà il 9 Gennaio 2026 i Poteri di Trump sui Dazi Tramite l'IEEPA
Modificato da: Svetlana Velgush
Venerdì 9 gennaio 2026 è la data fissata per la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti su una questione cruciale: l'estensione dei poteri presidenziali di Donald Trump nell'imporre dazi doganali sfruttando la Legge sui Poteri Economici di Emergenza Internazionale (IEEPA) del 1977. Il contenzioso, che comprende il caso V.O.S. Selections contro Trump e altre azioni correlate, ruota attorno a un nodo costituzionale fondamentale: se il capo dell'esecutivo possa legittimamente utilizzare l'IEEPA per stabilire oneri sulle importazioni senza un esplicito mandato del Congresso.
Storicamente, la legge IEEPA è stata impiegata principalmente per imporre sanzioni contro nazioni ostili agli Stati Uniti o per congelare beni di entità straniere. L'applicazione di dazi sulle importazioni rappresenta un precedente senza precedenti nell'uso di tale strumento. I dazi contestati sono stati introdotti dopo il ritorno di Trump alla presidenza, avvenuto il 20 gennaio 2025. In particolare, un decreto emesso il 2 aprile 2025 ha imposto un prelievo generalizzato del 10% su tutte le merci importate da ogni partner commerciale, con aliquote ancora più elevate applicate ad alcune nazioni specifiche.
L'amministrazione Trump sostiene con forza che l'IEEPA conferisca tale autorità, invocando motivazioni legate alla sicurezza nazionale. Tuttavia, i tribunali inferiori avevano già respinto questa interpretazione, stabilendo che la facoltà di IEEPA di “regolamentare” le importazioni non equivale al potere di imporre dazi. La Corte d'Appello del Circuito Federale aveva precedentemente confermato l'annullamento di diversi decreti esecutivi che avevano istituito tariffe di “durata illimitata” su importazioni provenienti da “quasi ogni paese”. Le udienze orali presso la Corte Suprema su questo delicato argomento si sono tenute il 5 novembre 2025, durante le quali i giudici hanno espresso notevole scetticismo sulla legittimità di tali azioni unilaterali.
Le ripercussioni economiche di questa decisione sono tutt'altro che marginali. I dazi imposti sotto l'egida dell'IEEPA hanno generato miliardi di dollari di entrate. Secondo i dati della U.S. Customs and Border Protection (CBP) aggiornati al 14 dicembre 2025, erano stati raccolti circa 133,5 miliardi di dollari direttamente collegati all'IEEPA. Analizzando cinque misure tariffarie specifiche introdotte dall'amministrazione Trump tramite IEEPA, al 10 dicembre 2025 erano stati incassati 129 miliardi di dollari, derivanti da circa 34 milioni di dichiarazioni presentate da 301.000 importatori statunitensi.
Se la Corte dovesse dichiarare illegittime queste imposte, il governo si troverebbe di fronte a una vera e propria gatta da pelare amministrativa e finanziaria. Si prospettano potenziali richieste di rimborso che gli esperti legali stimano nell'ordine delle centinaia di miliardi di dollari. È chiaro che in gioco c'è molto più di una semplice questione fiscale; si tratta di definire i confini del potere esecutivo in materia commerciale.
In previsione del verdetto, numerosi importatori hanno adottato misure cautelative, depositando istanze difensive presso la Corte del Commercio Internazionale (CIT) nel corso di novembre e dicembre 2025. Questo è stato fatto per salvaguardare il diritto a un eventuale recupero delle somme versate. I portavoce della CBP hanno assicurato che non si opporranno all'autorità della CIT di emettere ordini di rivalutazione e rimborso qualora i dazi venissero invalidati. Tuttavia, gli avvocati specializzati in commercio avvertono che il rimborso non sarà automatico; gli importatori dovranno spesso mantenere vive le loro pretese attraverso proteste formali o procedimenti giudiziari.
Nel caso in cui i dazi venissero annullati, l'amministrazione potrebbe tentare di ricorrere ad altri strumenti legislativi esistenti, come la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 o la Sezione 301 del Trade Act del 1974. Il presidente Trump aveva precedentemente dichiarato che le entrate totali derivanti dalle sue politiche tariffarie avevano raggiunto circa 650 miliardi di dollari. La decisione della Corte, attesa per il 9 gennaio, stabilirà se i poteri presidenziali in materia di controllo commerciale siano così ampi, o se le future amministrazioni dovranno attenersi a una più rigorosa separazione dei poteri tra i rami del governo.
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Fonti
Economic Times
FOX Business
CTV News
Forbes
Reuters
Clark Hill
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