Negoziati a Berlino: USA-Ucraina discutono piano di pace e garanzie di sicurezza
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La Cancelleria di Berlino ha ospitato il 14 e 15 dicembre 2025 un secondo ciclo di colloqui tra le delegazioni ucraine e statunitensi, incentrati sulla definizione di un piano di pace per il conflitto russo-ucraino, sulle future garanzie di sicurezza per Kiev e sulle iniziative di stabilizzazione economica. L'incontro, presieduto dal Cancelliere tedesco Friedrich Merz, si è protratto per due giorni, concludendosi con un intenso lavoro diplomatico che, secondo le analisi successive, non ha prodotto una risoluzione immediata. La prima sessione di domenica 14 dicembre è stata particolarmente estesa, superando le cinque ore, seguita da un secondo confronto di circa due ore lunedì 15 dicembre, a testimonianza della profondità delle questioni affrontate.
Il fulcro delle discussioni è stato un piano di pace statunitense strutturato in 20 punti, modificato rispetto a una bozza precedente di 28 punti negoziata il 2 dicembre 2025 con il Presidente russo Vladimir Putin. Nonostante gli inviati statunitensi, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner, abbiano definito costruttiva la sessione iniziale, sono emerse divergenze significative, in particolare riguardo alle richieste di concessioni territoriali nel Donbas, che Kiev ha categoricamente respinto. Un punto di potenziale progresso è stata la disponibilità manifestata da Kiev a sospendere l'aspirazione costituzionale all'adesione alla NATO in cambio di impegni di sicurezza legalmente vincolanti, modellati sull'Articolo 5 del Patto Atlantico, sebbene la delegazione statunitense abbia favorito un'attuazione graduale di tali garanzie, generando un attrito negoziale.
Parallelamente, il Presidente Volodymyr Zelensky ha incontrato il Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier e ha avuto in programma colloqui serali con vari leader europei e vertici NATO/UE per allineare le strategie. Il Forum Economico Tedesco-Ucraino ha esaminato contestualmente la trasformazione dell'industria della difesa e le condizioni legate agli aiuti. Le dichiarazioni post-negoziato hanno espresso una cauta speranza. Steve Witkoff ha menzionato "progressi significativi" sul piano di pace e sulle questioni economiche, mentre il negoziatore ucraino Rustem Umerov ha definito gli incontri "produttivi e costruttivi", sebbene il suo consigliere Dmytro Lytvyn abbia specificato che la speranza riguardava prospettive future piuttosto che un accordo immediato.
Dal fronte russo, il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito che la non adesione dell'Ucraina alla NATO resta un elemento centrale per qualsiasi soluzione, mentre l'assistente Yuri Ushakov ha anticipato "forti obiezioni" a emendamenti che toccassero le questioni territoriali. Le dinamiche europee hanno mostrato un fronte di sostegno unito, sebbene con sfumature diverse. L'Alta Rappresentante UE Kaja Kallas ha sottolineato che qualsiasi meccanismo di sicurezza alternativo debba includere "truppe reali, capacità reali" e ha confermato che l'adesione ucraina alla NATO non è più in discussione a livello internazionale. La Kallas ha anche evidenziato la crescente difficoltà nel finalizzare il meccanismo di finanziamento UE per assicurare i 90 miliardi di euro di sostegno a lungo termine, considerando l'opzione del prestito basato sugli asset russi come la più credibile.
Il contesto politico interno ucraino mostra una popolazione con posizioni distinte sulla tattica negoziale. Un sondaggio KIIS del 15 dicembre indicava che il 72% degli ucraini sosterrebbe un accordo che congelasse la linea di contatto con garanzie di sicurezza, purché non implicasse il riconoscimento dei territori occupati. Tuttavia, un altro rilevamento ha evidenziato che il 75% della popolazione si oppone a qualsiasi piano che richieda concessioni territoriali, un dato che rafforza la posizione di fermezza di Kiev sul Donbas. L'impegno di attori esterni è significativo; ad esempio, la Banca Centrale Russa ha avviato una causa contro Euroclear per circa 195 miliardi di Euro relativi agli asset congelati, mentre l'UE mirava a formare 75.000 militari ucraini entro la fine dell'Inverno 2024/2025 tramite la missione EUMAM. La Lettonia, attraverso la Ministra Baiba Braze, ha chiarito che non riconoscerà alcuna occupazione territoriale, indipendentemente dall'esito del cessate il fuoco.
I colloqui di Berlino, pur non avendo prodotto un accordo definitivo, hanno delineato con maggiore precisione le linee rosse di ciascuna parte, posizionando la settimana successiva come decisiva sia per i finanziamenti UE sia per il percorso diplomatico complessivo.
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