Noia come Rischio Metabolico: Implicazioni Genetiche e Strategie Dietetiche
Modificato da: Olga Samsonova
Recenti indagini scientifiche condotte in Spagna hanno classificato la noia come un fattore di rischio metabolico significativo, con un impatto paragonabile all'eccessivo consumo di zuccheri raffinati. Questa condizione psicologica, spesso generata da un contesto ricco di stimoli ma percepito come privo di significato, può indurre l'individuo a ricorrere all'alimentazione emotiva come meccanismo di ricerca di un rilascio rapido di dopamina. Tale ricerca di gratificazione immediata tende a prevalere sulle scelte nutrizionali più salutari, contribuendo all'aumento dell'apporto calorico e, di conseguenza, all'aumento ponderale.
La ricerca indica che la tolleranza alla noia è inversamente proporzionale alla qualità della vita e delle interazioni sociali; la sua soppressione può sfociare in comportamenti impulsivi, inclusi episodi di alimentazione incontrollata (binge eating). Un aspetto particolarmente rilevante di questo fenomeno è il consumo di cibo durante le ore notturne, un'abitudine che si rivela dannosa soprattutto per chi possiede una specifica predisposizione genetica. Gli individui portatori della variante genetica MTNR1B, studiata in relazione al comportamento, manifestano una ridotta tolleranza al glucosio quando l'assunzione di cibo avviene in tarda serata. Questo peggioramento metabolico è collegato alla melatonina, ormone la cui secrezione massima avviene durante il sonno, e la cui interazione con l'ingestione alimentare altera i ritmi circadiani naturali.
Le alterazioni del gene MTNR1B, che codifica per i recettori della melatonina Mt2, sono state associate a livelli di glicemia a digiuno e al rischio di diabete di tipo 2, come documentato in pubblicazioni scientifiche. L'interazione tra la variante genetica MTNR1B e la secrezione di melatonina può influenzare la risposta insulinica. Per contrastare queste tendenze alimentari disfunzionali, la scienza suggerisce strategie nutrizionali basate su evidenze consolidate, tra cui l'ottimizzazione dei tempi di assunzione dei pasti, privilegiando cene anticipate per stabilizzare i ritmi biologici e ridurre la finestra per lo spuntino emotivo.
Le contromisure nutrizionali includono un incremento mirato dell'apporto di fibra alimentare, derivante dal consumo di frutta e verdura fresca. Queste raccomandazioni sono supportate dai risultati dello studio spagnolo PREDIMED (Prevenzione con Dieta Mediterranea), un trial clinico multicentrico e randomizzato che ha coinvolto circa 7.500 persone ad alto rischio cardiovascolare tra il 2003 e il 2011. Lo studio PREDIMED ha dimostrato che l'adesione al modello mediterraneo, in particolare se integrato con Olio Extra Vergine d'Oliva (EVO) o frutta secca come noci, nocciole e mandorle, promuove una sazietà prolungata, contrastando l'impulso verso gli snack ultra-processati. L'arricchimento con EVO ha ridotto il rischio composito di eventi cardiovascolari fino al 31% in questa popolazione fragile.
La comprensione dei ritmi circadiani, orchestratori dei processi metabolici, è cruciale per una gestione proattiva della salute metabolica. L'adozione di protocolli alimentari rigorosi, associata all'esercizio fisico e all'allenamento mentale, è considerata un elemento cardine per la salvaguardia della funzionalità cognitiva e cerebrale.
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Fonti
Xataka
EL PAÍS
Xataka
Canal Diabetes
ELLE
CIBEROBN
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