Elezioni a tappe in Myanmar: il tentativo della giunta di legittimare il potere militare nel contesto del conflitto

Modificato da: Svetlana Velgush

L'amministrazione militare del Myanmar ha dato il via a un processo elettorale generale a più fasi, la cui apertura è fissata per il 28 dicembre 2025. Questa consultazione rappresenta il primo esercizio elettorale di questo tipo da quando il colpo di stato militare ha avuto luogo il 1° febbraio 2021. Il calendario delle votazioni è strutturato su tre momenti distinti: il 28 dicembre 2025, l'11 gennaio 2026 e, infine, il 25 gennaio 2026. Questo ciclo è un passaggio procedurale previsto dalla Costituzione del 2008, un documento elaborato dalla precedente amministrazione militare, necessario per formalizzare il passaggio dallo stato di emergenza a un regime formalmente costituzionale.

Il leader della giunta militare, il Generale in Capo Min Aung Hlaing, che a luglio 2025 ha assunto la carica di Presidente dopo la revoca dello stato di emergenza, ha espresso l'intenzione di procedere con le elezioni a tutti i costi, nonostante le avversità. Questo iter si svolge in un clima di violenza e repressione persistenti, alimentando un notevole scetticismo a livello internazionale. È importante sottolineare che il voto si terrà solo nei territori effettivamente sotto il controllo delle forze armate, aree che costituiscono meno della metà del territorio nazionale. La popolazione civile si trova stretta in una morsa: le forze militari esercitano pressioni per garantire la partecipazione, mentre i gruppi di opposizione armata minacciano ritorsioni contro chiunque decida di recarsi alle urne.

Le principali figure dell'opposizione politica sono state sistematicamente escluse dal processo. Aung San Suu Kyi, figura di spicco della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) ora sciolta, rimane detenuta, scontando una lunga pena detentiva iniziata, secondo quanto riportato, con una condanna emessa nel dicembre 2021. La NLD, che aveva ottenuto una vittoria schiacciante nelle elezioni del 2020, ha rifiutato di registrarsi secondo le nuove normative imposte dalla giunta, portando al suo scioglimento automatico nel marzo 2023.

La comunità internazionale, inclusa l'Organizzazione delle Nazioni Unite, ha espresso profonda inquietudine, considerando l'imminente votazione una mera messa in scena volta a conferire una patina di legittimità alla prosecuzione del dominio militare. Tom Andrews, Relatore Speciale dell'ONU sui diritti umani in Myanmar, ha evidenziato come la giunta stia cercando di creare una parvenza di evento elettorale. Mentre i governi occidentali manifestano apertamente il loro rifiuto, la risposta dell'ASEAN si mantiene cauta e misurata. Il panorama geopolitico mostra chiare divisioni: la Cina sta attivamente sostenendo la campagna elettorale, fornendo assistenza tecnica e finanziamenti essenziali per garantire l'emergere di un governo semi-legittimo, capace di riavviare i progetti infrastrutturali legati all'iniziativa Belt and Road. Sono state inoltre segnalate delegazioni osservatrici provenienti da Russia e Bielorussia.

La guerra civile, scoppiata il 5 maggio 2021 in seguito alla dura repressione delle proteste post-golpe, continua a influenzare pesantemente la situazione interna. Secondo le stime del Progetto sui Dati sui Conflitti Armati e gli Eventi (ACLED), all'inizio del 2024, la violenza successiva al colpo di stato aveva causato la morte di oltre 45.264 persone. La leadership militare nutre l'aspettativa che queste elezioni permettano di mantenere il controllo effettivo sotto la facciata di una 'democrazia disciplinata', nonostante la persistenza dei combattimenti su larga scala.

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Fonti

  • The New York Times

  • United Nations

  • The Guardian

  • Wikipedia

  • The Star

  • The Japan Times

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