La Commissione Europea accusa TikTok: il design della piattaforma crea dipendenza e viola il Digital Services Act
Autore: Tatyana Hurynovich
In data 6 febbraio 2026, la Commissione Europea (CE) ha reso noti i risultati preliminari di un'indagine approfondita, concludendo che il social network cinese TikTok viola il Digital Services Act (DSA) dell'Unione Europea. Al centro della contestazione vi è il cosiddetto "design additivo" della piattaforma, una struttura progettata per massimizzare il tempo di permanenza degli utenti. Secondo il regolatore, che aveva avviato il procedimento nel 2024, funzionalità come lo scorrimento infinito e la riproduzione automatica dei video inducono i fruitori in una sorta di "modalità pilota automatico", compromettendo la loro capacità di autocontrollo e colpendo in modo particolare i minorenni e gli adulti più vulnerabili.
L'esecutivo comunitario ha identificato diversi meccanismi tecnici che alimentano attivamente la dipendenza digitale: il flusso ininterrotto di nuovi contenuti, le notifiche push invasive e un sistema di raccomandazione estremamente personalizzato. Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva della Commissione con delega alla sovranità tecnologica, alla sicurezza e alla democrazia, ha espresso forte preoccupazione per le ripercussioni che tali dinamiche possono avere sullo sviluppo cerebrale dei giovani. Virkkunen ha ricordato che il DSA impone alle piattaforme una responsabilità diretta per l'impatto sociale dei loro servizi. La Commissione ha inoltre evidenziato come TikTok non abbia effettuato una valutazione dei rischi adeguata, trascurando segnali evidenti di comportamento compulsivo, tra cui l'uso prolungato dell'app durante le ore notturne da parte dei minori e la frequenza eccessiva di apertura della stessa.
Le attuali contromisure adottate dalla piattaforma, come gli strumenti per la gestione del tempo di utilizzo e il parental control, sono state giudicate inefficaci poiché troppo semplici da aggirare o disattivare. Thomas Regnier, portavoce della Commissione, ha confermato che tali interventi sono semplicemente insufficienti per mitigare i pericoli strutturali legati al design. Per sanare queste violazioni, il regolatore europeo ritiene indispensabile una revisione profonda dell'architettura del servizio. Tra le modifiche richieste figurano la disattivazione delle funzioni che generano dipendenza, l'introduzione di pause obbligatorie ed efficaci — specialmente durante la notte — e una correzione radicale degli algoritmi di raccomandazione.
Se le accuse venissero confermate in via definitiva, ByteDance, la società madre di TikTok, rischierebbe sanzioni finanziarie pesantissime, quantificabili fino al 6% del suo fatturato annuo globale. La rilevanza economica della questione è sottolineata dai dati finanziari: nel 2024, i ricavi di TikTok nel mercato europeo sono cresciuti del 38%, raggiungendo i 6,3 miliardi di dollari. Nello stesso anno, ByteDance ha registrato un fatturato complessivo di 155 miliardi di dollari. L'azienda ha respinto categoricamente le conclusioni della Commissione Europea, definendole una descrizione categoricamente falsa e del tutto infondata della propria piattaforma, e ha già annunciato l'intenzione di impugnare il provvedimento attraverso ogni canale legale disponibile.
Questo caso rappresenta un punto di svolta cruciale nell'applicazione del Digital Services Act, la normativa che impone alle grandi piattaforme digitali di valutare e mitigare proattivamente i rischi sistemici, con un'attenzione particolare alla salute mentale e alla tutela dei minori. L'azione contro TikTok non è un episodio isolato, ma si inserisce in una tendenza normativa più ampia: le autorità di regolamentazione dell'UE stanno infatti monitorando con crescente severità anche altre piattaforme popolari tra i giovani, a testimonianza di un impegno diffuso per garantire il benessere degli utenti nella sfera digitale.
In sintesi, la sfida lanciata da Bruxelles a TikTok segna l'inizio di una nuova era nella regolamentazione dei social media. Le autorità europee sembrano determinate a smantellare i meccanismi psicologici che tengono gli utenti incollati agli schermi, imponendo standard di sicurezza che potrebbero cambiare per sempre il modo in cui interagiamo con le tecnologie digitali. La battaglia legale che seguirà tra ByteDance e l'Unione Europea sarà determinante per definire i confini della responsabilità delle Big Tech nel vecchio continente.
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