Caffè: Nuove Evidenze Scientifiche Sottolineano Benefici per Salute Intestinale e Cardiovascolare

Modificato da: Olga Samsonova

L'epidemiologo Tim Spector ha recentemente focalizzato l'attenzione sul ruolo del caffè come un alleato significativo per la salute digestiva e cardiovascolare, un'affermazione che si distacca da precedenti posizioni di cautela medica. Questa rivalutazione si basa sulla composizione intrinseca del chicco, che offre benefici tangibili al microbiota e al sistema circolatorio, consolidando la bevanda amata in Italia e nel mondo come un elemento che modella positivamente la flora batterica intestinale, un fattore centrale per il benessere generale.

La matrice del caffè è ricca di composti bioattivi, in particolare polifenoli e fibra solubile, che agiscono come agenti prebiotici essenziali per nutrire e diversificare il microbiota intestinale. Questa azione prebiotica favorisce la proliferazione di ceppi batterici benefici, come dimostrato dall'aumento dell'abbondanza di specie quali Lawsonibacter asaccharolyticus tra i bevitori abituali di caffè. È interessante notare che tale incremento batterico è stato osservato anche nelle versioni decaffeinate, suggerendo che i benefici non siano esclusivamente ascrivibili alla caffeina, ma piuttosto alla complessa miscela di composti vegetali presenti.

Studi internazionali che hanno analizzato i dati del microbioma intestinale di oltre 22.000 partecipanti provenienti da 25 paesi hanno evidenziato questa correlazione diretta. La presenza di Lawsonibacter asaccharolyticus è risultata da sei a otto volte superiore nei consumatori assidui di caffè rispetto a chi ne è privo. Sebbene la rilevanza diretta di questo batterio per la salute non sia ancora del tutto chiara, l'approccio metodologico utilizzato per identificare questo legame apre la strada alla personalizzazione dei futuri regimi alimentari, focalizzandosi su quali cibi stimolino batteri specifici con effetti di salute definiti.

Parallelamente ai benefici intestinali, il consumo costante di caffè è associato a esiti positivi per la salute metabolica e cardiovascolare. Ricerche hanno indicato che un'assunzione moderata, specificamente di tre tazzine al giorno (o 200-300 mg di caffeina), può essere collegata a una significativa riduzione del rischio di sviluppare multimorbilità cardiometabolica, che include diabete di tipo 2, coronaropatie e ictus. Un'analisi condotta su oltre 500.000 partecipanti della biobanca britannica ha mostrato che i consumatori moderati avevano un rischio ridotto fino al 48,1% di sviluppare tali condizioni rispetto ai non consumatori.

Nonostante i dati incoraggianti, l'epidemiologo Spector raccomanda un approccio equilibrato, suggerendo un consumo giornaliero ideale tra le due e le quattro tazze. È fondamentale, tuttavia, evitare l'aggiunta esagerata di zuccheri o l'abbinamento con alimenti ultra-processati, poiché questi elementi possono annullare i benefici intrinseci della bevanda. Inoltre, i polifenoli del caffè possiedono proprietà antinfiammatorie, essenziali per la prevenzione delle patologie cardiometaboliche come l'aterosclerosi e il diabete. Per i soggetti sani, il consumo moderato è considerato sicuro anche in presenza di diabete o malattie cardiovascolari, sebbene si raccomandi cautela per chi è ad alto rischio di infarto e non è abituato all'assunzione.

La scienza continua a svelare i meccanismi attraverso cui il caffè esercita la sua influenza, andando oltre la semplice caffeina. L'azione dei polifenoli, come l'acido caffeico, si estende persino a effetti neuroprotettivi sui neuroni enterici, mediati da leucotrieni, suggerendo un impatto positivo sull'asse intestino-cervello. Questo panorama emergente consolida la posizione del caffè non solo come piacere quotidiano, ma come componente attiva in una strategia nutrizionale avanzata per la longevità e la prevenzione delle malattie croniche.

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Fonti

  • O Globo

  • ZOE

  • ELTIEMPO.com

  • Mundo Deportivo

  • Trendencias

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