Proprietà Radio-Protettive e Oncologiche del Miso Valutate dalla Scienza Moderna
Modificato da: Olga Samsonova
La tradizionale pasta di soia fermentata, il miso, è oggetto di una rinnovata attenzione scientifica per le sue potenziali capacità di resilienza biologica, in particolare quelle radio-protettive. Questo interesse trae origine da osservazioni fatte sui sopravvissuti al bombardamento atomico di Nagasaki, dove il personale e i degenti che consumavano quotidianamente zuppa di miso, spesso con alga wakame, non svilupparono la sindrome acuta da radiazioni, pur trovandosi in prossimità del punto zero dell'esplosione.
Questa evidenza aneddotica ha stimolato indagini più rigorose sul composto, pilastro della dieta giapponese da secoli, prodotto dalla fermentazione di semi di soia con sale marino e il fungo Aspergillus oryzae (koji). Studi sperimentali hanno iniziato a delineare i meccanismi di difesa cellulare. La ricerca suggerisce che un periodo di fermentazione prolungato, specificamente di 180 giorni, è fondamentale per massimizzare l'efficacia dei composti del miso nel proteggere il DNA e la mucosa intestinale in modelli animali irradiati. La fermentazione più lunga, come quella che produce l'Aka miso o l'Awase miso, è correlata a una maggiore sopravvivenza delle cripte intestinali dopo l'esposizione alle radiazioni nei topi, un'area di interesse per la medicina radiologica.
Oltre alla difesa contro i danni da radiazioni, il miso è studiato per la presenza di genisteina, un isoflavone polifenolico con promesse in ambito oncologico. La genisteina è stata collegata alla capacità di inibire l'angiogenesi tumorale, ovvero la formazione di nuovi vasi sanguigni che nutrono le masse cancerose. Studi su modelli murini hanno evidenziato l'efficacia del miso fermentato per 180 giorni nella soppressione dello sviluppo di foci aberranti del colon indotti da azoximetano e di tumori al colon nei ratti F344, con effetti soppressivi riportati anche su tumori al fegato nei topi e su carcinomi al polmone e al seno nei ratti.
Un aspetto di interesse riguarda l'interazione del miso con la regolazione della pressione sanguigna, nonostante l'elevata concentrazione di sodio. Alcune ricerche osservazionali indicano l'assenza di una correlazione tra la frequenza di consumo di zuppa di miso e l'aumento dei livelli pressori in soggetti normotesi o con ipertensione di stadio I, suggerendo che i composti bioattivi del miso possano mitigare gli effetti ipertensivi del sale. Alcune analisi hanno rilevato che il consumo abituale di zuppa di miso è associato a una frequenza cardiaca inferiore nei consumatori rispetto ai non consumatori, con un impatto indipendente sulla frequenza cardiaca ma non sulla pressione diurna.
La genisteina, in quanto fitoestrogeno, esercita i suoi effetti modulando i recettori degli estrogeni, in particolare ER-β, mostrando attività antineoplastica in diversi tipi di cancro, inclusi quello al seno ERβ-positivo e al colon-retto. La sua azione nel cancro al polmone, ad esempio, induce l'apoptosi cellulare tramite l'attivazione delle caspasi. La ricerca sottolinea che l'efficacia di questi composti è potenziata dalla continuità dell'assunzione dietetica, suggerendo che l'integrazione costante nella dieta permetta ai principi attivi di esercitare effetti cumulativi sul metabolismo e sul sistema immunitario. È fondamentale considerare che, nonostante i risultati sperimentali, il miso deve essere inserito in una dieta equilibrata e non può sostituire i trattamenti medici convenzionali.
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Fonti
Net.hr
PMC
SciSpace
Alive+Fit
ResearchGate
Rethinking the Water-Salt Relationship Through Miso and Miso Soup: Exploratory Perspectives on Their Possible Roles in Cancer and Radiation Therapy
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