Scoperto Lago Antico nel Rub' al-Khali, Rivelazioni sul Passato Umido dell'Arabia

Modificato da: Tetiana Martynovska 17

Analisi scientifiche approfondite condotte tra il 2025 e l'inizio del 2026 hanno confermato che le vaste distese desertiche dell'Arabia Saudita, specificamente il Rub' al-Khali, ospitavano in epoche remote ecosistemi rigogliosi con abbondanza d'acqua, fauna selvatica e presenza umana, prima che cambiamenti climatici innescassero l'attuale desertificazione. I risultati, pubblicati su riviste autorevoli come Communications Earth & Environment, sono stati ottenuti da ricercatori tra cui Antoine Delaunay e Guillaume Child del KAUST, e Abdallah Zaki dell'Università di Ginevra, fornendo prove geologiche e satellitari inconfutabili.

La prova più significativa emersa è l'identificazione di un lago preistorico sepolto sotto le sabbie del Rub' al-Khali. Questo bacino, al suo apice, copriva una superficie stimata di circa 1.100 chilometri quadrati e poteva raggiungere una profondità massima di 42 metri. La scoperta suggerisce che la penisola arabica non fosse solo un corridoio arido per le migrazioni umane, come precedentemente ipotizzato, ma un ambiente vitale e trasformativo. L'archeologo Michael Petraglia ha evidenziato come questi mari di sabbia non rappresentino una costante storica, sottolineando il profondo impatto del clima sull'evoluzione e la diffusione degli esseri umani.

Questi periodi di intensa umidità, noti come fase “Arabia Verde”, si sono verificati ciclicamente, concentrandosi approssimativamente tra 11.000 e 5.500 anni fa. Il fenomeno fu innescato dall'espansione verso nord dei monsoni africani e indiani, che portarono piogge torrenziali, trasformando il paesaggio in praterie e zone umide capaci di sostenere una megafauna che includeva ippopotami e coccodrilli, oltre a consentire l'insediamento di popolazioni umane primitive. Le evidenze archeologiche, in particolare manufatti in pietra raccolti in questi siti, corroborano l'ipotesi di un'Arabia abitata e attraversabile, smentendo l'idea di una barriera desertica permanente.

Gli scienziati ritengono che la regione abbia attraversato cicli ripetuti di aridità e umidità, strettamente correlati alle variazioni climatiche su scale temporali estese. La fine dell'ultima grande fase verde, avvenuta bruscamente circa 6.000 anni fa, è attribuita all'indebolimento delle precipitazioni monsoniche, che permise alle sabbie di avanzare e seppellire le tracce di quest'era geologica. Analisi di stalagmiti provenienti da grotte nell'Arabia Saudita centrale, datate con metodi come la datazione uranio-piombo, hanno esteso la comprensione di questi cicli verdi fino a quasi 7,5 milioni di anni fa, fornendo un quadro più ampio rispetto alle precedenti analisi sui sedimenti lacustri.

Il deserto del Rub' al-Khali, che si estende per oltre 650.000 km² nella parte meridionale della Penisola Arabica, è oggi prevalentemente inesplorato e disabitato, sebbene le sue rotte carovaniere preislamiche, come quelle dell'incenso, siano state rese impraticabili dalla desertificazione fino al III secolo d.C. Questa ricerca rafforza la teoria dell'Arabia Verde con dati geochimici precisi, dimostrando la dinamica e la fragilità degli ecosistemi terrestri in risposta ai cambiamenti climatici astronomici. La regione, sede di vaste riserve petrolifere, continua a essere oggetto di studio e di spedizioni avventurose, come la traversata in solitaria di 1.100 km compiuta da Max Calderan nel 2020.

15 Visualizzazioni

Fonti

  • MoneyControl

  • The Times of India

  • Université de Genève

  • Popular Mechanics

  • Ynetnews

  • ScienceDaily

Hai trovato un errore o un'inaccuratezza?Esamineremo il tuo commento il prima possibile.