Nuova Analisi Suggerisce Fossile "Little Foot" Sia un Antenato Umano Mai Identificato

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Una nuova analisi pubblicata alla fine del 2025 indica che il celebre fossile ominide noto come "Little Foot" (StW 573) potrebbe rappresentare una specie di parente umano finora sconosciuta. Il reperto, recuperato nella grotta di Sterkfontein in Sudafrica tra il 1994 e il 1998, era stato precedentemente classificato come appartenente alle specie *Australopithecus prometheus* o *Australopithecus africanus*. Il Dr. Jesse Martin, autore principale dello studio affiliato alla La Trobe University e all'Università di Cambridge, ha concluso che, a seguito di un confronto dettagliato, i resti sono "più probabilmente un parente umano precedentemente non identificato".

La ricerca, pubblicata sull'American Journal of Biological Anthropology, ha impiegato la scansione tridimensionale per identificare almeno cinque marcate differenze anatomiche tra Little Foot ed esemplari di *A. africanus* e il frammento MLD 1, utilizzato come riferimento per *A. prometheus*. La precedente classificazione come *A. prometheus* si basava sull'ipotesi, ora ritenuta errata, che questi ominidi primitivi avessero sviluppato l'uso del fuoco. Il Professor Andy Herries, ricercatore presso la La Trobe University e l'Università di Johannesburg, ha evidenziato che la definizione del campione tipo di *A. prometheus* è legata a questa idea, che non è più supportata dalle attuali evidenze scientifiche.

Little Foot, soprannominato così per le quattro piccole ossa della caviglia scoperte inizialmente negli anni Novanta, è considerato lo scheletro di ominide antico più completo mai rinvenuto. La sua escavazione ha richiesto oltre vent'anni di lavoro meticoloso da parte del team del paleoantropologo Ronald Clarke. Questa scoperta rafforza la visione scientifica contemporanea di un'evoluzione umana ramificata e intrinsecamente complessa, in contrasto con una progressione lineare. Tale complessità è ulteriormente illustrata da ritrovamenti coevi del 2025, come la riclassificazione del cranio "Yunxian 2" dalla Cina, da *Homo erectus* a *Homo longi* (noto anche come "Dragon Man").

La rianalisi di Yunxian 2, che ha richiesto l'uso di TAC ad alta risoluzione e scansione 3D per correggere la compressione geologica, suggerisce che la separazione tra le linee evolutive umane, inclusi i Neanderthal e *H. longi*, potrebbe essere avvenuta fino a 400.000 anni prima delle stime precedenti, potenzialmente collocando i primi *Homo sapiens* in Asia occidentale. Il fossile Little Foot, rinvenuto nel sito UNESCO della "Culla dell'Umanità", mostra una struttura della spalla con tratti sia umani che scimmieschi, suggerendo una capacità di bipedismo terrestre unita a una notevole adattabilità all'arrampicata arborea, fornendo un modello inestimabile per l'interpretazione di altri reperti isolati.

Sebbene gli autori dello studio non abbiano ancora formalmente proposto una nuova specie, hanno espresso l'opinione che il merito spetti al team di Clarke, che ha dedicato più di due decenni allo scavo e all'analisi del reperto. L'età di StW 573 rimane oggetto di dibattito, con stime che variano tra i 3,7 milioni e i 2,6 milioni di anni, complicando la sua collocazione tassonomica. La diversità di specie di *Australopithecus* nel Sudafrica, evidenziata anche dalla datazione a 3,3 milioni di anni dei fossili di Sterkfontein Member 4, inclusa la nota "Mrs Ples" (Sts 14), conferma che la regione era un centro di adattamenti evolutivi variegati. La ricerca del team di Martin, che ha contestato la classificazione stabilita nel 2017, sottolinea la necessità di una tassonomia più rigorosa e basata sull'evidenza nell'antropologia evolutiva.

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Fonti

  • The Indian Express

  • Science Alert

  • The Guardian

  • Discover Magazine

  • The Independent

  • La Trobe University

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