I mercati azionari globali hanno mostrato un andamento cauto giovedì 10 dicembre 2025, focalizzando l'attenzione sulla conclusione del ciclo di riunioni di politica monetaria della Federal Reserve statunitense, relegando in secondo piano le precedenti preoccupazioni geopolitiche. Le piazze asiatiche avevano registrato un arretramento mercoledì in previsione della decisione della Fed, ampiamente attesa per produrre un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base, portando il tasso sui fondi federali nell'intervallo 3,5% - 3,75%. Questa aspettativa di allentamento monetario negli Stati Uniti si pone in contrasto con le dinamiche interne di altre banche centrali, come la Banca del Giappone (BoJ), che stava valutando un irrigidimento.
La Federal Reserve, nella riunione conclusasi il 10 dicembre, era attesa non solo per la decisione sui tassi, ma anche per la pubblicazione del Summary of Economic Projections, il cosiddetto "Dot Plot", elemento cruciale per delineare la traiettoria politica per il 2026. La reazione immediata dei mercati globali dipenderà in modo critico dalle indicazioni fornite dal Presidente della Fed, Jerome Powell, circa la traiettoria dei tassi per l'anno successivo. Un orientamento più restrittivo, definito un taglio "hawkish", potrebbe esercitare pressione al ribasso su asset considerati più rischiosi, come Bitcoin, che in quel momento si scambiava nei pressi dei $92.000.
Il panorama azionario in Asia-Pacifico ha riflesso questa incertezza e le divergenze di politica monetaria. In Australia, l'indice S&P/ASX 200 si è mantenuto vicino alla soglia dei 7.800 punti, sostenuto da guadagni nel settore delle infrastrutture verdi, mentre il dollaro australiano oscillava attorno a $0,6550. Al contrario, il Nikkei 225 del Giappone ha subito una flessione dello 0,3%, alimentato dalle crescenti speculazioni che la Banca del Giappone, sotto la guida del Primo Ministro Sanae Takaichi, potesse procedere con un aumento dei tassi d'interesse durante la sua riunione del 19 dicembre. I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi (JGB) avevano toccato i massimi dal 2007, con il decennale all'1,94%, segnalando preoccupazioni per la fine dell'era del denaro a basso costo.
Nel frattempo, la Cina ha visto il suo indice CSI 300 scendere dello 0,9% a seguito della pubblicazione di dati che evidenziavano una persistente deflazione, con il PPI in contrazione del 2,2% su base annua. In questo contesto di tensioni valutarie e monetarie, il metallo prezioso argento ha segnato un picco storico, sfiorando brevemente i $60,9125 per oncia. Questa impennata è stata attribuita a scorte di metallo ridotte e a una domanda industriale robusta, in particolare dai settori in rapida espansione come quello solare e dei veicoli elettrici (EV). Parallelamente, i future sul petrolio greggio hanno trovato una stabilizzazione intorno alla fascia dei 70 dollari al barile.
In India, l'indice Nifty 50 ha chiuso martedì a 25.839,65 punti, sotto la pressione delle vendite da parte degli Investitori Istituzionali Stranieri (FII), che hanno liquidato INR 37,6 miliardi, equivalenti a circa $418,2 milioni. L'analisi di gestori come Blerina Uruci di T. Rowe Price suggerisce che il FOMC potrebbe ridurre i tassi a dicembre ma segnalare l'invarianza per tutto il 2026, un'interpretazione che potrebbe essere vista come un segnale restrittivo nonostante il taglio. La Fed ha mostrato divisioni interne, con alcuni membri che esprimevano cautela su ulteriori tagli a causa dell'incertezza generata dallo shutdown governativo sui dati economici recenti.



