Attività Fisica Costante a Mezza Età Dimezza il Rischio di Mortalità, Indica Studio Australiano
Modificato da: Olga Samsonova
L'adesione costante a un regime di attività fisica durante la mezza età è un fattore determinante per prolungare l'aspettativa di vita e mitigare il rischio di decessi prematuri, come evidenziato da una ricerca longitudinale australiana. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLOS Medicine, ha monitorato oltre 11.000 donne australiane di età compresa tra i 50 e i 70 anni, tracciando i loro livelli di attività fisica per un periodo di 23 anni, con rilevazioni effettuate approssimativamente ogni tre anni tra il 1996 e il 2019.
I ricercatori dell'Università di Sydney, guidati dall'epidemiologa Binh Nguyen-Duy, hanno stabilito che le partecipanti che aderivano con costanza alle indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l'esercizio moderato-vigoroso settimanale hanno visto il loro rischio complessivo di mortalità ridursi del 50%. L'analisi dei dati ha mostrato una correlazione diretta tra la regolarità del movimento e la riduzione della mortalità specifica per causa. Gli individui che mantenevano l'impegno fisico costante hanno registrato un calo del 50% nei decessi per patologie cardiovascolari e una diminuzione del 65% per la mortalità legata a forme tumorali.
In termini numerici, l'incidenza dei decessi tra le donne che rispettavano le linee guida si è attestata al 5,3%, un valore significativamente inferiore rispetto al 10,4% osservato nel gruppo delle donne meno attive. Questi risultati sottolineano l'attività fisica come un elemento modificabile cruciale, capace di influenzare l'estensione della vita in salute, superando potenzialmente l'influenza dei fattori genetici. Le raccomandazioni dell'OMS per gli adulti prevedono un minimo di 150 minuti settimanali di attività fisica di intensità moderata, un obiettivo che si traduce in circa 22 minuti di impegno quotidiano.
I benefici sono stati riscontrati anche in coloro che hanno iniziato un percorso di attività fisica relativamente tardi, anche dopo i 50 anni, sebbene la continuità nel tempo sia stata enfatizzata come fattore chiave per massimizzare i risultati. L'inattività fisica è considerata il quarto fattore di rischio di mortalità a livello globale, causando circa 3,2 milioni di decessi annuali secondo l'OMS, e rappresenta un rischio fondamentale per le malattie non trasmissibili. L'indagine australiana rafforza la tesi che l'adozione di uno stile di vita attivo in età matura costituisce un investimento per una vecchiaia più lunga e sana, con ricerche più ampie che suggeriscono benefici aggiuntivi derivanti dalla varietà degli stimoli motori.
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Fonti
Thanh Niên
Báo Thanh Niên
World Health Organization (WHO)
Gazeta Express
Báo Sức khỏe & Đời sống
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