UNESCO: L'IA sta trasformando il mercato del lavoro, ma le università non sono pronte per le sfide del 2026

Modificato da: Svetlana Velgush

All'inizio del 2026, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ha diffuso un rapporto che lancia un serio monito riguardo alle profonde metamorfosi in atto nel panorama occupazionale globale. Queste trasformazioni sono alimentate dalla rapida espansione delle tecnologie di Intelligenza Artificiale (IA).

Il documento, elaborato dagli esperti Arianna Valentini e Alep Blancas, pone l'accento su un divario critico: il progresso tecnologico sta correndo molto più veloce della capacità dei sistemi di istruzione superiore di adattarsi alle nuove esigenze. Secondo una valutazione allarmante, nei prossimi anni, ben sei posti di lavoro su dieci potrebbero essere influenzati dall'IA. Questo scenario impone una reazione immediata da parte delle strutture formative. La problematica centrale evidenziata è la preparazione insufficiente del mondo accademico e degli studenti per operare in un contesto dominato dall'IA. I dati rivelano che il 58% degli studenti universitari si dichiara non pronto per il nuovo ambiente lavorativo, e quasi la metà di loro dubita di poter interagire efficacemente con gli strumenti di IA.

Questa discrepanza è aggravata da una scarsa integrazione della tecnologia stessa: solo il 22% del corpo docente utilizza attivamente strumenti di IA nel processo didattico. Molte istituzioni, inoltre, si limitano a iniziative isolate anziché adottare strategie istituzionali coerenti e complete. È chiaro che l'inerzia non è più un'opzione percorribile.

Gli analisti del mercato del lavoro per il 2026 confermano la tendenza all'automazione di compiti ripetitivi, come la gestione documentale, l'analisi dei dati e l'assistenza clienti. Questo meccanismo libera tempo per funzioni più complesse e creative. Tuttavia, economisti e sociologi avvertono: senza misure parallele di riqualificazione professionale e adeguamento dei programmi didattici, questo spostamento tecnologico potrebbe innescare un aumento della disoccupazione strutturale e mettere sotto pressione i livelli salariali. Parallelamente, si prevede una domanda crescente di professionisti capaci di collaborare con l'IA, inclusi ingegneri dell'IA, specialisti in cybersecurity e analisti di dati.

L'UNESCO, basandosi sulle conclusioni del suo rapporto, esorta caldamente gli Stati membri ad accelerare lo sviluppo di politiche pubbliche e quadri normativi volti a forgiare nuove competenze nel rispetto rigoroso dell'etica. Gli autori del rapporto insistono sulla necessità di istituire un sistema onnicomprensivo di quadri di riferimento per le competenze IA, specificamente calibrato per l'istruzione superiore. Questo è fondamentale, considerando che un'indagine UNESCO condotta nel maggio 2023 su 450 istituti aveva rilevato che solo il 10% delle scuole e università disponeva di regolamenti ufficiali sull'uso dell'IA.

Nonostante la cautela istituzionale, gli studenti sono già utilizzatori attivi della tecnologia. Un sondaggio del febbraio 2025, che ha coinvolto 1041 intervistati, ha registrato che l'85% utilizza servizi di IA per i propri studi, principalmente per la ricerca di informazioni (77%) e la stesura di elaborati (43%). La Professoressa Kamilla Nigmatullina dell'Università Statale di San Pietroburgo (SPbGU) ha sottolineato che il compito cruciale delle università è sviluppare negli studenti la capacità di analisi critica delle risposte ottenute e l'abilità di formulare prompt efficaci per i chatbot.

In sintesi, il rapporto dell'UNESCO segnala l'imperativo di passare da misure isolate e reattive a un'integrazione proattiva e olistica dell'IA nel paradigma educativo. L'Organizzazione, che aveva dedicato la Giornata Internazionale dell'Educazione 2025 proprio alle sfide dell'IA, ribadisce che questa tecnologia deve fungere da strumento per l'autonomia e il benessere di studenti e docenti, affiancandosi, ma non sostituendosi, agli aspetti umani dell'apprendimento. Tra gli obiettivi centrali rimangono la regolamentazione, inclusa la definizione di un'età minima per l'uso dell'IA generativa nell'educazione (raccomandata a 13 anni), e l'elaborazione di principi etici per garantire un'applicazione equa della tecnologia.

40 Visualizzazioni

Fonti

  • Noticias Oaxaca Voz e Imagen

  • Página Nueve

  • Tiempo La Noticia Digital

  • Oscar Mario Beteta | Sitio Oficial

  • Inteligencia Argentina

  • Crónica de Xalapa

  • La Verdad Noticias

Hai trovato un errore o un'inaccuratezza?

Esamineremo il tuo commento il prima possibile.