La Spagna regolarizza 500.000 immigrati: approvato il decreto storico per l'integrazione
Modificato da: Tatyana Hurynovich
Martedì 27 gennaio 2026 segna una svolta significativa per le politiche migratorie in Spagna. Il governo di Madrid ha dato il via libera a un decreto straordinario volto a regolarizzare la posizione di circa 500.000 immigrati che attualmente risiedono nel Paese senza documenti legali. Questa manovra, che ha evitato le lungaggini del normale iter parlamentare, è stata definita da Elma Saiz, Ministra dell'Inclusione, della Previdenza Sociale e delle Migrazioni, come un "giorno storico". Secondo la Ministra, il provvedimento restituisce dignità a migliaia di persone che sono già parte integrante del tessuto sociale spagnolo.
Presentata ufficialmente a Barcellona, l'iniziativa si propone di consolidare un modello migratorio incentrato sui diritti umani e sulla piena integrazione. Il decreto trae origine da un'Iniziativa Legislativa Popolare che ha raccolto ben 700.000 firme, un segnale forte della volontà civile che difficilmente avrebbe superato i dibattiti parlamentari standard in tempi brevi. Per accedere alla regolarizzazione, i richiedenti devono essere arrivati in Spagna entro il 31 dicembre 2025 e dimostrare una permanenza minima di cinque mesi, oppure aver precedentemente richiesto protezione internazionale. Restano categoricamente esclusi dal programma tutti i soggetti con precedenti penali.
Dal punto di vista operativo, la misura prevede il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo della durata di un anno, che garantisce il diritto di lavorare in qualsiasi settore economico. Elma Saiz ha sottolineato come questa decisione sia vitale per la sostenibilità dello Stato sociale, considerando che l'economia spagnola necessita di un afflusso annuo compreso tra 250.000 e 300.000 lavoratori stranieri. Un'attenzione particolare è stata rivolta ai minori: i figli dei migranti già presenti sul territorio riceveranno permessi di soggiorno della durata di cinque anni. Complessivamente, si stima che i beneficiari effettivi di queste nuove norme potrebbero raggiungere le 800.000 unità.
Il cronoprogramma stabilito dal governo prevede l'apertura delle domande per l'aprile 2026, con l'obiettivo ambizioso di concludere l'intero processo di elaborazione entro il 30 giugno 2026. Le autorità si sono impegnate a fornire una risposta preliminare a ogni istanza entro 15 giorni, completando l'esame definitivo entro un massimo di tre mesi. Questa massiccia operazione di regolarizzazione richiama alla memoria quella storica del 2005, attuata sotto l'amministrazione di José Luis Rodríguez Zapatero, che portò alla legalizzazione di oltre 565.000 persone, segnando un precedente fondamentale nella storia recente del Paese.
Come previsto, il panorama politico spagnolo si è spaccato di fronte a questa decisione. Irene Montero, segretaria generale di Podemos, ha espresso soddisfazione per il riconoscimento dei diritti di chi già abita e lavora nel Paese. Di parere opposto Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito Popolare, il quale ha accusato il Primo Ministro Pedro Sánchez di aver utilizzato il decreto come manovra diversiva per distogliere l'attenzione pubblica dai recenti e tragici incidenti ferroviari. Ancora più duro il commento di Santiago Abascal, leader di Vox, che ha descritto l'operato del governo come un'accelerazione di quella che definisce una "invasione". In questo clima di forte contrapposizione, la mossa del 27 gennaio 2026 proietta la Spagna verso una modernizzazione del sistema migratorio in vista delle cruciali elezioni del 2027.
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Fonti
2 News Nevada
euractiv.es
Morocco World News
The Guardian
Associated Press
CTV News
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