Nella notte di sabato 3 gennaio 2026, forze speciali statunitensi hanno condotto un'azione militare su vasta scala in Venezuela, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e della First Lady Cilia Flores, seguiti dalla loro immediata esfiltrazione dal territorio nazionale. L'operazione, denominata 'Operation Southern Spear' e attribuita alla Delta Force in collaborazione con forze di polizia statunitensi, è iniziata intorno alle 2:00 VET (06:00 GMT) con una serie di esplosioni che hanno interessato Caracas e altre aree chiave come Miranda, Aragua e La Guaira, prendendo di mira complessi militari strategici quali Fuerte Tiuna e la Base Aerea La Carlota. Il presidente statunitense Donald Trump ha confermato l'esito positivo dell'intervento tramite un messaggio su Truth Social, dichiarando che Maduro e la moglie erano stati "catturati e portati fuori dal Paese". Questa azione cinetica rappresenta l'intervento più diretto degli Stati Uniti in America Latina dai tempi dell'invasione di Panama del 1989 contro Manuel Noriega.
L'amministrazione Trump ha motivato l'azione citando le incriminazioni federali per narcoterrorismo emesse contro Maduro nel marzo 2020, con l'intenzione di processare lui e Flores presso il Distretto Meridionale di New York, come confermato dal Procuratore Generale Pam Bondi. L'operazione si è svolta in meno di trenta minuti, con testimoni che hanno riferito di aerei a bassa quota e detonazioni secondarie da depositi di munizioni colpiti, come quelli presso l'aeroporto di Higuerote. L'operazione Southern Spear era stata preceduta da un dispiegamento navale nel sud dei Caraibi iniziato nell'agosto 2025, con l'obiettivo dichiarato di contrastare il traffico di droga, e aveva incluso raid contro imbarcazioni sospette a partire dal settembre 2025.
Le autorità venezuelane hanno reagito denunciando l'accaduto come una "seria aggressione militare" e un attacco imperialista che viola la Carta delle Nazioni Unite, proclamando immediatamente lo stato di emergenza nazionale e mobilitando le forze armate sotto la guida del Ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez. La Vicepresidente Delcy Rodriguez ha pubblicamente richiesto una "prova di vita" della coppia presidenziale, i cui spostamenti erano ignoti al governo di Caracas.
La comunità internazionale ha manifestato una netta polarizzazione nelle reazioni. Il presidente argentino Javier Milei ha espresso sostegno, mentre governi come Russia, Iran e Cuba hanno condannato l'attacco come aggressione armata. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha definito l'azione un "assalto alla sovranità del Venezuela e dell'America Latina", rafforzando il dispiegamento militare lungo il confine per prevenire un potenziale afflusso di rifugiati. L'Unione Europea, tramite l'Alta Rappresentante Kaja Kallas e la Presidente Ursula von der Leyen, ha richiesto moderazione e rispetto del diritto internazionale. L'opposizione venezuelana, con figure come Edmundo González Urrutia e Maria Corina Machado, ha espresso sostegno all'azione.
Analisti hanno inquadrato l'intervento come un "colpo di Stato" che allontana dalle norme post-1945, mentre altri hanno sottolineato come l'azione sacrifichi il multilateralismo in favore della proiezione unilaterale del potere. L'amministrazione Trump ha suggerito un forte coinvolgimento futuro nell'industria petrolifera venezuelana. L'evento riaccende il dibattito storico sulle ingerenze statunitensi in America Latina, che in passato hanno incluso l'Operazione Condor e i supporti a colpi di stato in Cile nel 1973 e Guatemala nel 1954.



