Paradosso Cosmico: L'Immortalità della Materia e la Caducità dell'Organizzazione Biologica

Modificato da: Vera Mo

La riflessione sull'immortalità conduce inevitabilmente alla contemplazione della materia cosmica che ci compone: la stragrande maggioranza degli atomi presenti nel corpo umano si è formata circa 13,8 miliardi di anni fa, in concomitanza con il Big Bang, e con ogni probabilità sopravvivrà all'esistenza umana stessa. L'Universo, attraverso processi come la nucleosintesi primordiale, genera gli elementi chimici fondamentali, tra cui l'idrogeno, l'atomo più semplice, costituito da un protone centrale. Questi costituenti primari aderiscono rigorosamente alla legge di conservazione della massa, formulata da Antoine Laurent Lavoisier nel 1789, secondo cui la materia non viene né creata né distrutta in una reazione chimica in un sistema chiuso, ma subisce trasformazioni. Gli atomi di idrogeno presenti nel nostro organismo, ad esempio, persisteranno come idrogeno anche dopo l'eventuale cessazione dell'esistenza del pianeta Terra.

Il paradosso centrale risiede nel motivo per cui la vita, pur essendo composta da questa sostanza quasi indistruttibile, non possiede intrinsecamente l'immortalità. La scienza contemporanea postula che la vita non sia la materia in sé, ma piuttosto l'organizzazione specifica di quella materia. Gli organismi viventi mantengono le loro funzioni grazie a una disposizione altamente improbabile di atomi, che sostengono molecole capaci di auto-replicazione, sistemi di riparazione cellulare e un metabolismo attivo. Questa architettura esige un flusso energetico costante per contrastare la tendenza universale al disordine, nota come entropia.

L'astrobiologa turco-americana Betül Kaçar, che dirige un Centro di Ricerca della NASA focalizzato sugli attributi essenziali della vita presso l'Università del Wisconsin-Madison, riassume questo concetto affermando che "la vita è chimica che ha memoria". La sua ricerca si concentra su come questa organizzazione complessa si sia innescata dalla materia inanimata. Quando il flusso energetico necessario a sostenere questa struttura complessa cessa, il modello organizzativo decade; è la configurazione, e non il materiale atomico, a perire. Alla morte di un organismo, gli atomi costituenti non vengono annientati, ma ridistribuiti per formare nuove entità, come materia organica decomposta o strati di roccia sedimentaria.

Ciò che svanisce è la specifica forma organizzata che definiamo come "io" o "sé", indicando che la mortalità è un attributo dell'identità strutturata, non della sostanza fondamentale. Il modello cosmologico standard, che descrive l'evoluzione dell'Universo da uno stato iniziale estremamente denso e caldo subito dopo il Big Bang, evidenzia come la materia si sia evoluta attraverso fasi di formazione di particelle, atomi, stelle e galassie, strutture via via più complesse. Il paradosso finale è che noi siamo la materia antica che contempla la propria estinzione temporanea.

Questi atomi primordiali, formatisi miliardi di anni fa, hanno raggiunto, attraverso una sequenza di eventi altamente improbabili, la capacità di auto-riflessione sulla propria esistenza e sulla natura della mortalità. La dottoressa Kaçar e il suo laboratorio investigano come la comprensione dei meccanismi iniziali della vita possa assistere nella ricerca di vita oltre la Terra. Sebbene l'immortalità individuale non sia il destino di queste configurazioni, esse rappresentano l'incarnazione di materia cosmica che ha acquisito la capacità di interrogarsi sul ciclo universale di morte e rinascita.

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Fonti

  • Gizmodo en Español

  • Anexo:Isótopos de hidrógeno - Wikipedia, la enciclopedia libre

  • Hidrógeno - quimica.es

  • Entropía | Emisión 26. Materialización de los Derechos Sociales - YouTube

  • From Atoms to Consciousness: What is Life? - YouTube

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