Convezione Termica Svelata nelle Profondità della Calotta Glaciale Groenlandese

Modificato da: Vera Mo

Una scoperta fondamentale nel campo della glaciologia, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Cryosphere all'inizio del 2026, ha chiarito la genesi di singolari strutture a pennacchio osservate in profondità all'interno della calotta glaciale della Groenlandia. Per oltre un decennio, queste anomalie, rivelate da immagini radar che mostravano risalite distorcere la stratificazione del ghiaccio, avevano rappresentato un enigma per la comunità scientifica. La ricerca ha stabilito che il meccanismo in atto è la convezione termica, un processo geofisico tipicamente associato al movimento del mantello terrestre, ma qui osservato all'interno della struttura stessa del ghiaccio.

I ricercatori, tra cui il glaciologo Dr. Robert Law, ricercatore principale, e il Professor Andreas Born, entrambi affiliati all'Università di Bergen, hanno utilizzato modelli geodinamici avanzati per la loro analisi. Le istituzioni partecipanti includono l'Università di Bergen, il Goddard Space Flight Center della NASA e l'Università di Oxford. Il Dr. Law ha descritto la presenza di convezione termica nel ghiaccio come un evento controintuitivo, definendola un'eccitante anomalia della natura, mentre il Professor Born ha paragonato il fenomeno a una "pentola di pasta bollente". Le prime ipotesi per spiegare le anomalie, osservate per la prima volta in uno studio del 2014, includevano meccanismi come il congelamento dell'acqua di fusione glaciale sul fondo della calotta.

L'implicazione più diretta dei risultati è che il ghiaccio profondo nella Groenlandia settentrionale potrebbe essere circa dieci volte più malleabile di quanto precedentemente ipotizzato. Questa maggiore duttilità, sebbene il ghiaccio rimanga solido e fluisca solo su scale temporali di millenni, modifica la comprensione delle proprietà meccaniche del ghiaccio profondo. L'energia che alimenta questo movimento convettivo è attribuita al calore geotermico naturale della Terra, generato dal decadimento radioattivo e dal calore residuo della formazione planetaria.

La rilevanza di questa notizia risiede nella necessità di affinare le previsioni sul contributo della Groenlandia all'innalzamento del livello del mare, dato che la sua calotta detiene il 10% dell'acqua dolce del pianeta e un potenziale contributo di circa 7,4 metri in caso di scioglimento totale. Sebbene gli scienziati cautelino dal trarre conclusioni immediate sull'accelerazione dello scioglimento, la scoperta impone una riconsiderazione dei modelli climatici. La comprensione dei processi interni nascosti è vitale per preparare le regioni costiere globali ai cambiamenti futuri.

Per convalidare la teoria, il team ha impiegato il pacchetto di modellazione ASPECT, uno strumento sviluppato primariamente per simulare la convezione nel mantello terrestre, dimostrando un'applicazione metodologica innovativa alla fisica dei ghiacci. L'applicazione di modelli tipicamente usati per la deriva dei continenti ha permesso di razionalizzare la presenza di queste strutture a pennacchio. Questo approccio metodologico avanzato, che applica i principi della geodinamica ai fenomeni del ghiaccio, fornisce un nuovo meccanismo fisico da integrare nelle future valutazioni di massa e previsioni del livello del mare, riducendo così le incertezze modellistiche.

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Fonti

  • ScienceAlert

  • Sci.News

  • CPG

  • Gizmodo

  • UiB

  • EurekAlert! Science News Releases

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