Il Dialogo Autodiretto: Strategia Cognitiva per Funzione Esecutiva e Stabilità Emotiva

Modificato da: Olga Samsonova

La psicologia contemporanea sta ridefinendo il concetto di parlare a sé stessi ad alta voce, etichettandolo come "discorso privato", non più come sintomo di alterazione mentale, bensì come manifestazione naturale di un dialogo auto-diretto essenziale. Questa condotta assolve funzioni critiche, tra cui l'ordinamento dei pensieri, il supporto al processo decisionale e la gestione delle risposte emotive, potenziando così le funzioni cognitive come la concentrazione e la memoria.

La ricerca ha evidenziato che la verbalizzazione di istruzioni, come seguire una guida per una preparazione culinaria, consolida l'assimilazione delle informazioni in modo più efficace. Studi specifici indicano inoltre che nominare oggetti ad alta voce accelera la velocità di ricerca visiva e la localizzazione degli stessi all'interno di un ambiente. La psicologia cognitiva convalida che l'articolazione verbale supporta la memoria di lavoro e fornisce una struttura all'informazione processata, potendo persino attenuare i livelli di ansia durante l'esecuzione di compiti che richiedono un elevato carico cognitivo.

Sebbene questa pratica sia ampiamente osservata nello sviluppo infantile, gli adulti la impiegano sistematicamente come strategia per il ragionamento strutturato e per il mantenimento dell'equilibrio emotivo, specialmente sotto stress cognitivo intenso. La psicologa Jessica Nicolosi ha sottolineato che l'uso della voce rallenta automaticamente sia il flusso di pensiero che le azioni, coinvolgendo la porzione cerebrale del linguaggio e inducendo maggiore deliberazione e calma nelle scelte e nei movimenti. Il fenomeno del "self talk" attiva circuiti neurali specifici, primariamente la corteccia prefrontale e le aree deputate al linguaggio, utilizzando gli stessi percorsi della comunicazione interpersonale in modalità auto-referenziale.

La verbalizzazione è particolarmente incisiva in contesti di elevata complessità cognitiva, poiché l'attivazione simultanea dei circuiti uditivi e motori del linguaggio crea un anello di retroazione che rafforza l'elaborazione del dato. La regolazione emotiva, definita come la capacità di monitorare, valutare e modulare le proprie reazioni affettive, è intrinsecamente legata a questa pratica. Secondo il modello di James Gross, esistono processi di regolazione focalizzati sugli antecedenti emotivi, come la selezione o la modificazione della situazione, e la modulazione della risposta. L'uso di un dialogo interno positivo è una tecnica impiegata anche nella psicologia dello sport per influenzare positivamente l'esito delle prestazioni, a patto che l'individuo mantenga l'ascolto attivo di ciò che si sta auto-affermando.

Ulteriori evidenze scientifiche supportano l'efficacia del discorso esplicito nel consolidamento della memoria e nell'identificazione degli oggetti. Una ricerca pubblicata sul Quarterly Journal of Experimental Psychology ha dimostrato che pronunciare ad alta voce il nome di un oggetto smarrito ne facilita il ritrovamento, sfruttando un "doppio canale" uditivo e visivo. Similmente, il neuro-scienziato Don Vaughn ha osservato miglioramenti nell'apprendimento di materie complesse quando gli individui si ponevano domande ad alta voce, un principio già notato nell'osservazione dei bambini da psicologi come Gary Lupyan e Daniel Swingley.

In sintesi, la ricerca psicologica convalida che il dialogo autodiretto espresso vocalmente costituisce una strategia cognitiva universalmente normale, attivamente utilizzata dagli adulti per affinare la memoria, velocizzare il riconoscimento degli oggetti, strutturare il ragionamento complesso e fornire supporto emotivo. Questa abilità, che coinvolge processi cognitivi e comportamentali, permette di modulare l'intensità e la durata delle risposte emotive in modo adattivo al contesto situazionale.

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Fonti

  • PULZO

  • Infobae

  • Heraldo de Aragón

  • Infobae

  • Diario Occidente

  • YouTube

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