Proposta Iraniana di 10 Punti a Washington: Lo Stretto di Hormuz al Centro del Vertice Diplomatico

Modificato da: Aleksandr Lytviak

La Repubblica Islamica dell'Iran ha formalmente inoltrato una controproposta articolata in 10 punti agli Stati Uniti, utilizzando il Pakistan come intermediario per la trasmissione del documento tra Teheran e Washington, secondo quanto riportato a seguito degli eventi di lunedì. L'iniziativa diplomatica si è svolta in un contesto di crescente tensione, con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva fissato una scadenza critica per un potenziale accordo, pena l'avvio di massicci attacchi aerei contro infrastrutture iraniane.

La mossa di Teheran ha respinto esplicitamente l'idea di un cessate il fuoco temporaneo, insistendo sulla necessità di una risoluzione permanente del conflitto secondo le proprie condizioni. L'ambasciatore iraniano in Pakistan ha descritto lo sforzo per porre fine alla guerra come prossimo a una "fase critica e sensibile". Il nucleo delle richieste iraniane, come riportato dall'agenzia di stampa statale IRNA, include l'immediata cessazione di tutte le ostilità nella regione, la revoca totale delle sanzioni economiche imposte dall'Occidente e la fine degli attacchi israeliani contro Hezbollah in Libano.

Questo approccio si contrappone al piano statunitense di 15 punti, che si concentrava su questioni quali il programma missilistico e nucleare iraniano. L'Iran ha respinto la proposta statunitense di una tregua di 45 giorni, preferendo un quadro negoziale che garantisca una fine definitiva delle ostilità, facendo riferimento alle esperienze passate, come il JCPOA del 2015. Funzionari statunitensi hanno definito l'offerta iraniana come "massimalista".

Un elemento di rilievo nel documento iraniano riguarda la gestione dello Stretto di Hormuz, un vitale collo di bottiglia marittimo per l'energia globale, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto. La controproposta subordina la riapertura dello Stretto al soddisfacimento delle condizioni di Teheran, introducendo un meccanismo finanziario specifico: l'imposizione di una tassa di transito stimata intorno ai 2 milioni di dollari per ogni imbarcazione. I proventi derivanti da tale pedaggio dovrebbero essere condivisi con l'Oman, mentre la quota iraniana sarebbe destinata al finanziamento della ricostruzione delle infrastrutture danneggiate dai bombardamenti, un punto che riflette le conseguenze economiche del conflitto iniziato il 28 febbraio.

La risposta di Washington è stata immediata: il Presidente Trump ha riconosciuto la ricezione del documento, definendolo un "passo significativo" ma, senza esitazione, "non abbastanza buono" per risolvere la crisi. Funzionari della Casa Bianca hanno confermato che le discussioni diplomatiche non avrebbero portato a un'estensione della scadenza fissata per la sera di martedì, con minacce reiterate di attacchi contro centrali elettriche e ponti iraniani in caso di mancato accordo. Il Segretario Generale dell'ONU, António Guterres, ha messo in guardia gli Stati Uniti, poiché gli attacchi alle infrastrutture civili sono vietati dal diritto internazionale.

La diplomazia, intensificatasi nelle ultime 48 ore con il coinvolgimento anche di Cina e Russia come attori di supporto a Teheran, è appesa a un filo, evidenziando il profondo divario tra le posizioni negoziali. Le autorità iraniane, nel frattempo, hanno esortato i giovani a formare catene umane attorno alle centrali elettriche per difenderle dalle minacce di ritorsione statunitensi.

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Fonti

  • Stirile ProTV

  • Hrvatski Medijski Servis

  • The New York Times

  • Reuters

  • Al Jazeera

  • CBS News

  • The Japan Times

  • Reuters

  • The Wall Street Journal

  • Axios

  • The Times of Israel

  • The Jerusalem Post

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