La Scienza Culinaria Rivede i Miti sulla Cottura della Pasta

Modificato da: Olga Samsonova

Le metodologie tradizionali per la preparazione della pasta, spesso tramandate di generazione in generazione, sono oggetto di revisione critica da parte della scienza culinaria contemporanea. Verifiche esperte hanno confermato che diverse pratiche comuni sono obsolete o controproducenti per ottenere la consistenza ottimale. Il test di lanciare la pasta contro una parete per valutarne la cottura è considerato inaffidabile; l'unico approccio valido per raggiungere la consistenza perfetta di 'al dente' è l'assaggio diretto. Scientificamente, la cottura al dente è associata a una migliore digeribilità e a un indice glicemico inferiore rispetto alla pasta troppo cotta, che disperde più amido e nutrienti.

Una delle raccomandazioni più enfatiche riguarda l'aggiunta di olio d'oliva all'acqua di bollitura, pratica fortemente sconsigliata. L'olio, galleggiando in superficie, lascia un sottile velo idrofobico sui formati, un rivestimento che impedisce al sugo di aderire correttamente alla pasta, compromettendo l'amalgama finale del piatto. La scienza culinaria, analizzando processi come la gelatinizzazione dell'amido e la coagulazione del glutine, suggerisce che l'olio è superfluo in questo contesto, mentre una mescolatura immediata dopo l'inserimento della pasta è più efficace per prevenire l'adesione.

Un elemento fondamentale per esaltare il sapore intrinseco del formato è la corretta salatura dell'acqua, mirando a una salinità paragonabile a quella marina. La proporzione universalmente accettata, che stabilisce un rapporto di salinità dell'1%, prevede l'uso di circa 10 grammi di sale grosso per ogni litro d'acqua, ideale per 100 grammi di pasta secca. Questa salatura interna è cruciale per garantire un prodotto finale saporito ed equilibrato. Sebbene si creda che il sale rallenti l'ebollizione, l'aumento della temperatura è minimo, circa 0,17°C, richiedendo solo un secondo in più per raggiungere il punto di ebollizione.

L'abitudine di sciacquare la pasta dopo la scolatura è generalmente da evitare. Questo atto rimuove lo strato superficiale di amido formatosi durante la cottura, componente essenziale per favorire la legatura e la cremosità con il condimento. Sebbene alcuni lo facciano per raffreddare la pasta per insalate, si perde un elemento che aiuta l'adesione del sugo. L'amido rilasciato, in particolare l'amilopectina con una cottura prolungata, contribuisce alla desiderata 'cremina' del piatto.

Infine, le indicazioni moderne suggeriscono che la precottura dei fogli di lasagna è spesso superflua. Se il sugo utilizzato durante l'assemblaggio e la successiva cottura in forno è sufficientemente umido, i fogli assorbiranno l'idratazione necessaria direttamente dal condimento. Questa pratica, volta a prevenire che la pasta si attacchi o risulti dura, può essere omessa, ottimizzando i tempi di preparazione. L'attenzione si sposta su un approccio basato sulle reazioni chimico-fisiche, come la gelatinizzazione che avviene tra i 50 e i 70 °C, piuttosto che su dogmi culinari non supportati da evidenze concrete.

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Fonti

  • CNET

  • CNET

  • Serious Eats

  • Pasta Class Florence

  • FODMAP Everyday

  • Newcomer Magazine

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