Genetista Prevede Vita Media di 150 Anni Basata su Orologi Epigenetici

Modificato da: Olga Samsonova

Il genetista Steve Horvath ha avanzato la previsione che l'umanità potrebbe prossimamente conseguire un'aspettativa di vita media di 150 anni, un traguardo ritenuto plausibile grazie ai rapidi progressi nelle tecnologie di ringiovanimento. Questa proiezione si fonda su una comprensione approfondita dei meccanismi biologici dell'invecchiamento, superando l'approccio tradizionale di focalizzarsi sulla cura delle singole patologie.

Horvath, figura di spicco nella biostatistica e genetica umana, è noto per aver sviluppato i pionieristici "orologi epigenetici" nel 2013, quando era professore presso l'UCLA. Questo metodo quantifica l'età biologica attraverso l'analisi della metilazione del DNA, ovvero modifiche chimiche che modulano l'espressione genica. Strumenti di misurazione come il modello "GrimAge", apprezzato per la sua accuratezza, permettono alla comunità scientifica di convalidare se gli interventi terapeutici riescano effettivamente a rallentare o invertire il processo di invecchiamento biologico.

Attualmente, Horvath dirige la divisione di ricerca nel Regno Unito per Altos Labs, una società di biotecnologie focalizzata sullo sviluppo di terapie mirate a contrastare il declino legato all'età. L'obiettivo primario di queste ricerche è superare i presunti "pavimenti di mortalità di vetro" intervenendo direttamente sul danno cellulare accumulato nel tempo. L'orologio di Horvath analizza siti specifici del DNA dove i gruppi metilici vengono aggiunti o rimossi con l'avanzare dell'età, funzionando come un modello bioinformatico avanzato. L'età biologica, distinta da quella cronologica, è fondamentale in questo campo, poiché fattori ambientali e stili di vita lasciano impronte epigenetiche che influenzano l'attività genica cellulare.

La ricerca in questo settore è sostenuta da ingenti capitali. Altos Labs, fondata nel 2022 con laboratori tra Stati Uniti e Giappone, ha attratto investimenti significativi, inclusi 3 miliardi di dollari, con il supporto di figure come Jeff Bezos. L'azienda mira ad applicare la riprogrammazione biologica, già testata con successo su modelli animali, anche agli esseri umani, con l'ambizione di ripristinare la resilienza cellulare. Horvath, la cui ricerca ha ispirato l'idea di misurare l'invecchiamento con precisione di mesi, è affiancato da scienziati di calibro, come Shinya Yamanaka, Premio Nobel per la Medicina nel 2012 e pioniere nella riprogrammazione cellulare, che funge da consulente non retribuito di Altos Labs.

Il fermento scientifico si inserisce nel contesto della "longevity economy", un business che, secondo alcune stime, ha già mosso oltre 12,6 miliardi di dollari negli ultimi 25 anni, con previsioni di crescita esponenziale. Horvath ha chiarito che una significativa estensione della vita è un esito realistico, purché si verifichi una costante innovazione biomedica. Tuttavia, egli sottolinea che il raggiungimento di tale longevità estesa dipende anche dall'evitare catastrofi globali, come pandemie o conflitti nucleari, che potrebbero interrompere il progresso scientifico. Il dibattito pubblico su queste proiezioni coinvolge economisti e filosofi, poiché l'allungamento della vita pone interrogativi sulle strutture sociali e sulla pianificazione finanziaria, dato che si prevede che gli adulti over 65 rappresenteranno oltre il 25% della popolazione in diverse aree entro il 2050. Nuovi strumenti, come l'Intrinsic Capacity (IC) Clock, pubblicato su Nature Aging, offrono metriche aggiuntive stimando la capacità funzionale complessiva basandosi su campioni di sangue.

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Fonti

  • Судебно-юридическая газета

  • TIME

  • WIRED Health

  • NMN.com

  • EL PAÍS

  • Nature Reviews Genetics

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