La Corsa alla Longevità: Orologi Biologici Mirano a Estendere la Vita Umana
Modificato da: Olga Samsonova
L'ambizione di estendere radicalmente la vita umana, definita come la "corsa all'oro della longevità", sta accelerando nel 2026, basandosi su misurazioni concrete dell'età biologica. Questo progresso segna un passaggio da concetti teorici a una medicina basata sui dati, con approcci terapeutici sempre più personalizzati e quantificabili, come indicato dalle recenti revisioni del settore.
Il biogerontologo Steve Horvath, figura centrale nello sviluppo degli strumenti di misurazione dell'invecchiamento, ha creato gli orologi epigenetici che quantificano l'età tramite i modelli di metilazione del DNA. Horvath, attualmente Principal Investigator presso Altos Labs, un istituto biotecnologico focalizzato sul ripristino della salute cellulare, persegue attivamente l'inversione del declino legato all'età, ritenendo scientificamente plausibile il traguardo dei 150 anni di vita. Il suo lavoro pionieristico del 2013, con il suo orologio pan-tessuto, ha stabilito un modello matematico basato sulla metilazione del DNA in 353 punti genomici, con un errore medio di circa 2,9 anni. Horvath ha anche sviluppato il primo orologio pan-mammifero nel 2021.
Metriche più recenti, come DunedinPACE, stanno affinando queste misurazioni iniziali, integrando dati multi-omici per un'analisi più granulare dell'invecchiamento. DunedinPACE è un biomarcatore ematico derivato da dati longitudinali raccolti sulla coorte di Dunedin, in Nuova Zelanda, nati tra il 1972 e il 1973, che quantifica il "ritmo di invecchiamento" (Pace of Aging) attraverso la metilazione del DNA da un singolo prelievo. Horvath considera questi orologi essenziali per convalidare gli interventi di ringiovanimento necessari per realizzare aspettative di vita prolungate. Sebbene esistano oggi centinaia di orologi dell'invecchiamento, incluso il GrimAge che predice la mortalità, l'orologio di Horvath rimane un punto di riferimento.
Nonostante l'entusiasmo per il potenziale di estensione della vita, gli specialisti sottolineano che la sfida clinica immediata è tradurre questi dati quantitativi in protocolli comprovati per migliorare l'"healthspan", ovvero la durata della vita in buona salute. Un'età epigenetica superiore è stata associata al declino cognitivo e all'insorgenza della malattia di Alzheimer, mentre una migliore forma fisica e cognitiva si correla a un'età epigenetica inferiore. Fattori legati allo stile di vita influenzano la lettura dell'età biologica: studi hanno correlato l'esercizio fisico e l'assunzione di Omega-3 con una minore età biologica misurata. La ricerca dell'Università di Camerino ha evidenziato che una ridotta assunzione di vitamine del gruppo B, in combinazione con una dieta di tipo occidentale, si associava a un'accelerazione dell'età biologica, mentre alimenti poco processati riducevano tale accelerazione.
La ricerca sulla longevità sta beneficiando di un aumento dei finanziamenti e di una proliferazione di aziende biotecnologiche, alimentando la speranza di progresso concreto. La precisione di questi strumenti sta trasformando la biogerontologia, consentendo la valutazione dell'efficacia di interventi come la restrizione calorica, che ha ritardato l'orologio epigenetico nei modelli animali. L'obiettivo finale è sfruttare questa misurazione per identificare terapie innovative, come la riprogrammazione cellulare, che hanno dimostrato di riportare le cellule adulte a uno stato biologico più giovanile, suggerendo che l'età biologica è parzialmente plastica e reversibile. Tuttavia, gli scienziati avvertono contro l'uso non regolamentato da parte di cliniche e venditori di integratori, data la variabilità tra gli strumenti e la complessità biologica che richiede cautela nell'interpretazione dei risultati individuali.
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Fonti
The Star
Doctor Trusted
Perplexity
WIRED Health
PMWC Precision Medicine World Conference
UNILAD
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