Fattori Psicologici Determinanti per un Invecchiamento Sereno

Modificato da: Olga Samsonova

Un invecchiamento dignitoso non dipende unicamente da condizioni materiali come la ricchezza o uno stato di salute impeccabile, ma è strettamente connesso ad architetture psicologiche specifiche e ad atteggiamenti mentali. Questa prospettiva trova fondamento nel modello psicosociale di Erik Erikson, in particolare nell'ottava e ultima fase dello sviluppo, che contrappone l'Integrità dell'Io alla Disperazione, un periodo che si manifesta tipicamente dai 65 anni in poi.

Il raggiungimento dell'integrità, secondo Erikson, richiede la capacità di esaminare il proprio vissuto riconoscendone coerenza e valore, accettando la conclusione della vita con saggezza. Al contrario, la disperazione deriva dal rimpianto e dall'insoddisfazione per il percorso compiuto. Le strategie comportamentali adottate da coloro che invecchiano con successo sono orientate verso l'accettazione proattiva delle inevitabili trasformazioni fisiche, spostando l'attenzione dall'estetica al valore del contributo personale e dello scopo di vita. L'autoaccettazione si configura come un pilastro essenziale per mantenere la salute mentale in questa fase evolutiva.

La psicologia dell'invecchiamento, studiando le risorse attivabili, enfatizza la ridefinizione dell'identità in relazione ai vincoli ambientali e personali incontrati. Questo approccio, che si discosta dalla focalizzazione storica sui soli aspetti deficitarie, mira a rafforzare i fattori protettivi durante la terza età. Un elemento cruciale per la longevità e il benessere è l'intrinseca spinta all'azione, allineata ai principi della Self-Determination Theory (SDT), sviluppata da Edward Deci e Richard Ryan a partire dal 1985. Gli individui che invecchiano con vitalità dimostrano una motivazione autodiretta nel mantenimento del proprio corpo, privilegiando la funzionalità fisica rispetto all'ansia legata alla perdita della giovinezza.

La SDT postula che il benessere sia alimentato dalla soddisfazione di tre bisogni psicologici primari: autonomia, competenza e relazione. La soddisfazione di tali bisogni alimenta una motivazione intrinseca, dove le azioni sono guidate dall'interesse anziché da costrizioni esterne. La capacità di adattarsi a nuove realtà ambientali e circostanziali è direttamente collegata alla flessibilità cognitiva, un fattore che la ricerca associa alla vitalità generale. Mantenere il cervello attivo tramite l'apprendimento continuo, come l'acquisizione di nuove lingue o abilità, stimola il sistema neurologico ad adattarsi, rafforzando la neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di riorganizzarsi lungo tutto l'arco della vita.

Parallelamente, la ricerca longitudinale indica che la coltivazione di legami sociali significativi e profondi rappresenta il predittore più solido della felicità a lungo termine e della longevità, superando persino fattori genetici. L'isolamento, al contrario, rende l'invecchiamento emotivamente e fisicamente più difficile. L'integrità dell'Io, in un'ottica psicologica esistenziale, richiede di raggiungere una pacificazione con i rimpianti del passato, costruendo un'identità che trascenda i ruoli transitori, trovando significato nell'atteggiamento adottato di fronte all'esistenza. L'anziano che completa questo processo sviluppa la virtù della saggezza, una profonda comprensione della propria esperienza di vita. La consapevolezza del tempo che si restringe nel futuro rende cruciale abitare questa soglia con consapevolezza, trasformando il tempo denso in spazio interiore di riflessione. La gestione dello stress cronico, che mantiene attivi sistemi di emergenza dannosi, è un altro fattore scientificamente validato per la longevità, spesso mitigato da strategie di coping come il supporto sociale e tecniche di rilassamento.

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Fonti

  • JawaPos.com

  • Helpful Professor

  • Forbes

  • Lumen Learning

  • University of Rochester

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