Il Senato USA approva la risoluzione per limitare i poteri militari di Trump in Venezuela

Modificato da: Tatyana Hurynovich

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Giovedì 8 gennaio 2026, il Senato degli Stati Uniti ha compiuto un passo politico di notevole rilevanza votando per far progredire una Risoluzione sui Poteri di Guerra. Questa iniziativa legislativa è stata concepita specificamente per limitare la facoltà del Presidente Donald Trump di autorizzare ulteriori azioni militari in Venezuela senza ottenere prima il consenso esplicito del Congresso.

Il voto si è concluso con un risultato di 52 voti favorevoli contro 47 contrari. Questo esito ha rappresentato la prima vera e propria censura bipartisan durante l'amministrazione Trump riguardo alla sua pretesa di autorità illimitata sui teatri operativi militari. Questo sviluppo è giunto subito dopo la riuscita operazione di cattura ed estradizione di Nicolas Maduro dal Venezuela, completata tra il 3 gennaio 2026.

La risoluzione, sostenuta con vigore dal Senatore Democratico Tim Kaine e rafforzata dal cruciale appoggio del Senatore Repubblicano Rand Paul, impone che l'amministrazione debba ottenere l'approvazione del Congresso prima di intraprendere qualsiasi operazione militare successiva o di sostenere attività di combattimento in corso all'interno o contro il Venezuela. L'obiettivo primario è riaffermare la supervisione legislativa sulle proiezioni di forza militari all'estero, un principio fondamentale della Repubblica.

Per raggiungere la maggioranza necessaria al passaggio della misura, è stato indispensabile il sostegno di cinque senatori Repubblicani: Susan Collins del Maine, Lisa Murkowski dell'Alaska, Rand Paul del Kentucky, Todd Young dell'Indiana e Josh Hawley del Missouri. Questi legislatori si sono uniti a tutti i Democratici per assicurare che la risoluzione potesse procedere nel suo iter. La Senatrice Collins ha chiarito la sua posizione, affermando che, sebbene avesse approvato l'operazione che ha portato alla cattura di Maduro, non era favorevole a un ulteriore coinvolgimento militare senza l'autorizzazione esplicita del Congresso. D'altro canto, il Senatore Paul ha sottolineato che il voto riguardava essenzialmente la questione di una vera e propria invasione di una nazione straniera.

Il Presidente Trump non ha perso tempo nel reagire alla decisione del Senato, utilizzando i social media per esprimere la sua ferma disapprovazione. Ha etichettato la risoluzione come incostituzionale, sostenendo che essa “ostacola gravemente l'autodifesa e la sicurezza nazionale dell'America minando l'autorità del Presidente come Comandante in Capo”. Inoltre, ha lanciato un monito tagliente, suggerendo che qualsiasi senatore Repubblicano che avesse votato a favore della risoluzione non avrebbe “mai più dovuto essere eletto”.

La contesa legislativa si sposta ora alla Camera dei Rappresentanti, dove l'approvazione non è affatto scontata. Se la risoluzione dovesse superare con successo l'esame di entrambe le Camere, è ampiamente previsto che il Presidente Trump eserciterà il suo potere di veto. Questo stallo legislativo si sviluppa sullo sfondo delle dichiarazioni pubbliche del Presidente Trump, le quali indicavano che la presenza e il controllo statunitense in Venezuela potrebbero protrarsi per un periodo notevolmente più lungo, potenzialmente estendendosi per diversi anni, con l'obiettivo dichiarato di sfruttare le risorse petrolifere della nazione.

Questa votazione del Senato rappresenta un momento di alta tensione tra i poteri esecutivo e legislativo. Il dibattito si concentra sul delicato equilibrio costituzionale tra la capacità del Presidente di agire rapidamente in politica estera e la prerogativa del Congresso di dichiarare guerra e controllare le spese militari. L'attenzione è ora tutta rivolta alla Camera, dove i Repubblicani dovranno decidere se dare priorità alla linea del partito o alle preoccupazioni costituzionali sollevate dai colleghi del Senato.

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Fonti

  • The New York Times

  • The Maine Monitor

  • The Guardian

  • TIME

  • Truthout

  • Sky News

  • KFF Health News

  • HealthLeaders Media

  • The New York Times

  • The Japan Times

  • CBC News

  • The New Yorker

  • The Washington Informer

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