Svolta storica in Ungheria: Péter Magyar e il partito Tisza mettono fine a sedici anni di governo di Viktor Orbán
Modificato da: Tatyana Hurynovich
L'Ungheria ha vissuto una trasformazione politica di portata storica nella giornata di domenica 12 aprile 2026. Le elezioni parlamentari generali hanno visto il trionfo del partito d'opposizione "Tisza" (Partito del Rispetto e della Libertà), guidato da Péter Magyar, che ha sconfitto l'alleanza di governo Fidesz di Viktor Orbán. Questo evento ha sancito la conclusione di un periodo di sedici anni consecutivi al potere per Orbán, premier dal 2010 dopo un primo incarico ricoperto nel 1998. La decima tornata elettorale dalla fine del regime socialista nel 1990 ha registrato una partecipazione senza precedenti, con un'affluenza superiore al 77,8%, segnando il punto più alto della storia democratica del paese.
Le rilevazioni ufficiali preliminari dell'Ufficio Elettorale Nazionale, basate sul conteggio di gran parte dei voti, hanno evidenziato una vittoria schiacciante per "Tisza". Con circa il 72% delle schede scrutinate, il movimento di Magyar si è attestato al 53% contro il 38% di Fidesz. Secondo le proiezioni per l'Assemblea nazionale, composta da 199 seggi, il partito del leader quarantacinquenne è destinato a occupare 138 scranni, superando la soglia dei 133 necessari per detenere la maggioranza costituzionale. Viktor Orbán, 62 anni, ha ammesso la sconfitta definendola "dolorosa" e constatando che la sua coalizione non ha ricevuto nuovamente il mandato per governare. Magyar ha riferito che il premier uscente lo ha chiamato personalmente per congratularsi del risultato ottenuto.
Péter Magyar, entrato prepotentemente nella scena politica nel 2024, ha costruito il suo successo su una rigorosa linea anti-corruzione e sulla promessa di ripristinare pienamente l'orientamento filo-occidentale dell'Ungheria. Tale svolta è considerata essenziale per sbloccare i miliardi di euro dei fondi dell'Unione Europea attualmente sospesi. La sua ascesa meteorica è iniziata sulla scia dello scandalo del 2024 legato a una grazia controversa, che ha coinvolto l'ex moglie Judit Varga, allora ministra della Giustizia, e l'ex presidente Katalin Novák. Magyar, in precedenza legato a Fidesz, ha apertamente accusato Orbán di aver permesso che i veri responsabili dello scandalo si nascondessero dietro figure femminili. Il partito "Tisza" aveva già mostrato il proprio potenziale nelle elezioni europee del giugno 2024, ottenendo il 30% dei consensi.
La fase pre-elettorale è stata segnata da profonde divergenze ideologiche nel paese. Orbán ha impostato la sua immagine come difensore della stabilità nazionale, schierandosi contro il coinvolgimento ungherese nel conflitto ucraino e ricevendo il sostegno di esponenti internazionali come il vicepresidente statunitense J.D. Vance e l'ex presidente Donald Trump. Gli esperti hanno descritto il voto come un vero referendum sul percorso autoritario intrapreso dal paese e sulla sua tensione con Bruxelles, culminata nel congelamento di fondi europei per violazioni dello stato di diritto. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha salutato i risultati affermando che l'Ungheria ha chiaramente scelto l'Europa.
Nonostante le segnalazioni di irregolarità provenienti da entrambi gli schieramenti, il presidente Tamás Sulyok ha dichiarato che le votazioni si sono svolte regolarmente. Come terza forza nel panorama nazionale, il partito "Mi Hazánk" (La Nostra Patria), guidato da László Toroczkai, è riuscito a superare lo sbarramento assicurandosi circa 7 seggi parlamentari. L'impennata della partecipazione popolare è stata particolarmente visibile nelle zone dove "Tisza" aveva già mostrato segnali di crescita nel 2024, riflettendo la mobilitazione di un elettorato di protesta insoddisfatto della gestione economica attuale. Nel celebrare il trionfo, Magyar ha espresso un prudente entusiasmo, definendo questa giornata come una fondamentale "festa della democrazia".
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