USA Impongono Nuove Tariffe sull'Iran Mentre Avanza l'Accordo Commerciale con Taiwan

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Il Presidente Donald Trump, in un'escalation della pressione economica, ha annunciato lunedì 12 gennaio 2026 l'imposizione immediata di un dazio del 25% su tutte le transazioni commerciali con la Repubblica Islamica dell'Iran da parte di qualsiasi nazione. Questa direttiva, definita dall'amministrazione come "definitiva e conclusiva", è entrata in vigore istantaneamente, aumentando i costi per gli importatori statunitensi dai paesi coinvolti. L'azione si inserisce in un contesto internazionale teso, mentre gli Stati Uniti monitorano le diffuse manifestazioni antigovernative che si svolgono in Iran da diverse settimane.

Le proteste, inizialmente scatenate da condizioni economiche difficili, hanno assunto una marcata connotazione politica, con crescenti appelli per il rovesciamento dell'establishment clericale. Le organizzazioni non governative con sede negli Stati Uniti hanno riportato un bilancio umano drammatico a seguito della repressione. Un gruppo per i diritti umani ha confermato il decesso di 483 manifestanti e 47 membri delle forze di sicurezza, oltre a oltre 10.600 arresti correlati alle agitazioni. Nonostante il blocco quasi totale di Internet imposto dalle autorità iraniane, le testimonianze filtrate descrivono ospedali in difficoltà e immagini di corpi avvolti in sacchi neri, sollevando allarmi su una repressione severa.

In risposta alla misura unilaterale statunitense, l'ambasciata cinese a Washington ha espresso contrarietà, criticando le "sanzioni unilaterali illecite" e avvertendo che "le guerre tariffarie e commerciali non hanno vincitori". Il Presidente Trump ha indicato la diplomazia come risposta primaria, sebbene la Casa Bianca abbia confermato di considerare anche opzioni militari. Questa manovra commerciale si verifica mentre la Corte Suprema degli Stati Uniti riesamina la legittimità costituzionale di precedenti tariffe estese imposte da Trump, basate sul International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977. Gli analisti economici avvertono che l'aggiunta di questi nuovi oneri fiscali a quelli esistenti potrebbe provocare uno "shock significativo" per l'economia domestica statunitense.

Parallelamente, il fronte commerciale tra Washington e Taipei mostra segnali di distensione. Martedì 13 gennaio 2026, Taiwan ha annunciato il raggiungimento di un "ampio consenso" con gli Stati Uniti riguardo a un accordo commerciale onnicomprensivo. Questo sviluppo segue l'imposizione iniziale da parte del Presidente Trump di un dazio del 32% sulle esportazioni taiwanesi, poi ridotto al 20% prima dei negoziati avviati nell'aprile 2025. L'intesa quasi finalizzata prevede la riduzione delle tariffe statunitensi sui beni importati da Taiwan dal 20% al 15%, allineando le condizioni a quelle concesse a Giappone e Corea del Sud.

Il fulcro di questo negoziato è la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), il maggiore produttore mondiale di semiconduttori. TSMC si è impegnata a rafforzare la sua presenza produttiva in Arizona, promettendo la costruzione di almeno cinque ulteriori impianti di fabbricazione di semiconduttori, che si aggiungeranno ai sei già pianificati. Questo impegno potrebbe tradursi in un investimento complessivo superiore ai 300 miliardi di dollari, consolidando il progetto come uno dei maggiori investimenti diretti esteri nella storia degli Stati Uniti, superando i 165 miliardi di dollari precedentemente annunciati. L'obiettivo di Taiwan era duplice: ottenere riduzioni tariffarie reciproche senza accumulo di oneri e assicurarsi un trattamento preferenziale per i semiconduttori ai sensi della Sezione 232. Le due parti stanno definendo la logistica per un incontro di chiusura previsto entro la fine di gennaio 2026. Il Presidente taiwanese Lai Ching-te ha inoltre legato l'ottenimento di termini favorevoli a un rafforzamento degli investimenti verso gli USA e a un incremento della spesa per la difesa, proponendo un budget supplementare di 40 miliardi di dollari nell'arco di otto anni, con l'obiettivo di portare la spesa per la difesa al 3,3% del Prodotto Interno Lordo nel 2026. L'indice Taiex di Taipei, riflettendo l'ottimismo per l'accordo, si avvia a chiudere sui massimi storici, con un guadagno da inizio anno intorno al +6%.

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Fonti

  • Devdiscourse

  • ETV Bharat News

  • Yahoo! Finance

  • PBS News

  • The Guardian

  • The Washington Post

  • Reuters

  • Euractiv

  • The Japan Times

  • Taiwan News

  • AASTOCKS Financial News

  • The Straits Times

  • digitimes

  • Taiwan News

  • Reuters

  • TT - Transport Topics

  • The Japan Times

  • Korea JoongAng Daily

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