Colloqui Indiretti USA-Iran Mediati dal Pakistan, Mentre Persiste la Pressione Militare
Modificato da: Tatyana Hurynovich
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso un cauto ottimismo riguardo ai colloqui indiretti con l'Iran, facilitati dalla mediazione del Pakistan, secondo quanto riportato dalla Financial Times domenica. Questi sforzi diplomatici si inseriscono in un contesto di ostilità persistente, con l'obiettivo di allentare le tensioni, inclusa la potenziale riapertura dello Stretto di Hormuz, sebbene non siano stati forniti dettagli immediati su un cessate il fuoco.
Parallelamente ai progressi diplomatici, la pressione militare statunitense è rimasta attiva. Il Presidente Trump ha dichiarato che, dopo aver colpito 13.000 obiettivi, restano circa 3.000 bersagli da neutralizzare, indicando la continuazione della campagna aerea. Nello stesso giorno, il Presidente ha menzionato una presunta concessione iraniana: il permesso di transito per dieci petroliere battenti bandiera pakistana nello Stretto di Hormuz, gesto che ha attribuito a Mohammad Bagher Ghalibaf, lo Speaker del Parlamento iraniano, il quale ha pubblicamente negato il proprio coinvolgimento diretto nei negoziati. Trump ha successivamente interpretato un raddoppio di tale permesso, portando il numero a venti petroliere, come un ulteriore segno di distensione.
Tuttavia, queste informazioni sulle concessioni contrastano con posizioni più rigide espresse da altre figure iraniane e con rapporti che suggeriscono il rigetto da parte dell'Iran della proposta di pace statunitense in 15 punti, a favore di controproposte. Il Generale di Brigata Seyyed Majid Ibn Reza, nominato Acting Defence Minister il 2 marzo 2026 in seguito alla presunta eliminazione del suo predecessore in raid aerei congiunti USA-Israele, ha ribadito la linea dura. In una conversazione con il suo omologo turco, Yasar Guler, il Generale Reza ha condannato la "brutale aggressione militare" come violazione del diritto internazionale, affermando il diritto all'autodifesa.
L'escalation del conflitto, iniziata con attacchi congiunti USA-Israeliani il 28 febbraio 2026, ha generato significative turbolenze economiche globali, aggravate dal blocco dello Stretto di Hormuz, nodo vitale per il commercio petrolifero. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha stimato un deficit di 10-12 milioni di barili al giorno sui mercati a causa della crisi. Sforzi diplomatici che coinvolgono Pakistan, Turchia ed Egitto mirano a stabilizzare il passaggio delle petroliere e mitigare le ripercussioni economiche, con discussioni in corso tra Turchia, Egitto e Arabia Saudita su una possibile gestione dello Stretto simile a quella del Canale di Suez.
In una dichiarazione del 29 marzo 2026, Trump ha sostenuto che le forze statunitensi avessero neutralizzato gran parte della Marina e Aeronautica iraniana, suggerendo una quasi vittoria militare e alludendo a un cambio di leadership, definendo l'attuale gruppo dirigente come "molto ragionevole". Contemporaneamente, Ghalibaf ha accusato gli Stati Uniti di preparare un'invasione di terra sotto copertura diplomatica, avvertendo della prontezza delle forze iraniane. Il contesto interno statunitense ha visto manifestazioni nazionali "No Kings" il 28 marzo 2026 contro le politiche belliche del Presidente. La complessità è accentuata dalle affermazioni di Trump sulla potenziale debolezza di figure chiave iraniane, come il figlio della Guida Suprema Khamenei, descritto come "gravemente ferito".
3 Visualizzazioni
Fonti
Asian News International (ANI)
Asian News International (ANI)
Middle East Eye
UANI
WION News
The Hindu
The Guardian
Financial Times
Council on Foreign Relations (CFR)
Leggi altri articoli su questo argomento:
Hai trovato un errore o un'inaccuratezza?Esamineremo il tuo commento il prima possibile.



