Kristalina Georgieva ai vertici primaverili del FMI: perché il multilateralismo sta cedendo

Modificato da: Alex Khohlov

Nel maestoso salone di un hotel di Washington, dove solitamente risuonano discorsi carichi di fiducia sulla partnership globale, Kristalina Georgieva appariva insolitamente affaticata. La direttrice operativa del FMI ha invocato ancora una volta l’unità di fronte alle crisi, ma i vertici primaverili del 2026, anziché portare a svolte decisive, hanno messo a nudo una dura realtà: le istituzioni multilaterali stanno perdendo influenza in un mondo segnato da crescenti contrapposizioni.

Ministri delle finanze e governatori delle banche centrali sono ripartiti senza aver trovato un’intesa su questioni cruciali quali la riforma delle quote, l’alleggerimento del debito e i finanziamenti per il clima. Georgieva, nota per la sua tenacia, ha dovuto constatare come i suoi appelli istituzionali rimangano sempre più spesso inascoltati. La posta in gioco è altissima: in assenza di coordinamento, l’economia globale rischia di frammentarsi in una serie di blocchi regionali e guerre commerciali.

Per Georgieva non si tratta di un episodio isolato, bensì del proseguimento di una lunga carriera densa di paradossi. L’economista bulgara, che ha vissuto in prima persona la transizione post-comunista, ha lavorato per la Commissione Europea prima di diventare CEO della Banca Mondiale e assumere, nel 2019, la guida del FMI. Si è sempre proposta come un ponte tra l’Occidente e il Sud Globale, promuovendo con vigore l’agenda verde e gli aiuti ai paesi poveri durante la pandemia e il conflitto in Ucraina.

Tuttavia, il momento attuale evidenzia una profonda contraddizione nel suo percorso. Georgieva ha più volte messo in guardia contro i pericoli di una frammentazione dell’economia mondiale, ma è proprio sotto la sua gestione che è emerso quanto la geopolitica stia minando la legittimità del FMI. Il crescente peso della Cina, lo scetticismo degli Stati Uniti verso le strutture multilaterali e la nascita di formati alternativi come i BRICS+ la pongono nel ruolo di una mediatrice le cui possibilità d’azione sono limitate dagli interessi delle grandi potenze.

Le motivazioni di Georgieva sono evidenti: crede fermamente in un sistema basato sulle regole, un ideale forgiato dalla sua esperienza nella Bulgaria della transizione. Tuttavia, la logica istituzionale del FMI, dove il potere di voto è ancora distribuito in modo sproporzionato a favore dell’Occidente, gioca a suo sfavore. Ogni appello alla riforma si scontra con la resistenza di chi trae vantaggio dallo status quo attuale.

Immaginate un direttore d’orchestra che cerca di guidare un ensemble in cui metà dei musicisti ha già concordato di suonare una melodia diversa in un’altra sala. Gli sforzi di Georgieva appaiono proprio così: formalmente tutti riconoscono la necessità di un coordinamento, ma le decisioni reali vengono prese in incontri bilaterali o attraverso strumenti di pressione nazionale.

Questo episodio spinge a uno sguardo più ampio. Il problema non risiede solo nella personalità di Georgieva o nello stesso FMI, ma è il sintomo di un cambiamento più profondo: la transizione dall’ordine liberale del dopoguerra a un mondo in cui la forza e gli interessi nazionali tornano a prevalere sulle regole collettive. Leader come Georgieva diventano i simboli di un’epoca al tramonto: parlano ancora il linguaggio della cooperazione, mentre il mondo ascolta ormai un’altra musica.

La questione non è più se Georgieva riuscirà a salvare il multilateralismo. Il vero interrogativo è se quest’ultimo saprà rigenerarsi nelle nuove condizioni o se sia destinato a rimanere un’idea affascinante ma superata, appartenente al secolo scorso.

8 Visualizzazioni

Fonti

  • IMF-World Bank Spring meetings 2026

Hai trovato un errore o un'inaccuratezza?Esamineremo il tuo commento il prima possibile.