Meditazione Riconfigura Dinamiche Cerebrali verso uno Stato di Criticità Ottimale
Modificato da: Olga Samsonova
La ricerca psicologica contemporanea sta superando la visione tradizionale della meditazione come mero strumento per l'attenuazione dello stress, dimostrando come essa modifichi profondamente sia la struttura che il funzionamento del cervello umano. Uno studio internazionale ha utilizzato la magnetoencefalografia (MEG) ad alta risoluzione per mappare queste alterazioni neurali in un gruppo di dodici monaci della Tradizione della Foresta Thailandese.
Questa collaborazione scientifica, guidata da Karim Jerbi dell'Université de Montréal e con il contributo di Annalisa Pascarella del Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano e Laura Marzetti dell'Università Gabriele d'Annunzio Chieti-Pescara, ha registrato l'attività cerebrale di esperti con una media di oltre 15.000 ore di pratica meditativa. Le registrazioni sono state effettuate presso il laboratorio MEG di Chieti-Pescara, coinvolgendo anche Antonino Raffone della Sapienza Università di Roma. L'analisi ha rivelato che la pratica meditativa induce una modulazione delle oscillazioni neurali e un incremento della complessità dell'attività cerebrale, spingendo i praticanti verso una condizione definita di "criticità cerebrale".
Questo stato rappresenta un equilibrio dinamico ideale, dove le reti neurali possiedono la stabilità necessaria per un trasferimento di informazioni affidabile, mantenendo al contempo la flessibilità richiesta per un adattamento rapido ai cambiamenti. I ricercatori hanno esaminato specificamente due metodologie contemplative praticate dai monaci: la Samatha, tecnica di attenzione focalizzata, e la Vipassana, un approccio di monitoraggio aperto del momento presente. Entrambe le discipline hanno prodotto configurazioni neurali distinte, coerenti con le loro esperienze soggettive, e hanno mostrato un aumento della complessità dei segnali cerebrali rispetto allo stato di riposo.
È emerso che la meditazione non induce una quiete passiva, ma una riconfigurazione attiva dell'attività cerebrale. I risultati hanno evidenziato una riduzione generalizzata delle oscillazioni gamma, frequenze tipicamente collegate all'elaborazione degli stimoli esterni. Studi precedenti, come quelli condotti da Davidson nel 1992 e 2001 su monaci esperti, avevano posto le basi per comprendere come la pratica potesse modellare il sistema nervoso, ma l'uso della MEG offre una precisione senza precedenti.
La neuroplasticità acquisita tramite la meditazione è collegata a cambiamenti nelle aree cerebrali deputate alla regolazione emotiva, alla concentrazione e alla consapevolezza di sé, con potenziali benefici clinici che vanno oltre la gestione dello stress. La ricerca suggerisce che la neuroplasticità, che può includere ramificazione dendritica e sinaptogenesi, può essere indotta anche con pratiche brevi e regolari. La corteccia cingolata anteriore, cruciale per l'autoregolazione, è stata identificata come una regione chiave in cui si manifestano cambiamenti strutturali e di attività in risposta alla mindfulness.
La capacità del cervello di raggiungere questo stato di criticità, bilanciando ordine e caos, è fondamentale per un'elaborazione cognitiva efficiente e adattiva. Questo stato dinamico, osservato in praticanti altamente esperti, contrasta con la nozione di un cervello che semplicemente rallenta; al contrario, si configura come un sistema ottimizzato per l'apprendimento e la reattività. L'integrazione di queste conoscenze neuroscientifiche sta ridefinendo il potenziale dell'allenamento mentale per il benessere individuale e collettivo, evidenziando come la meditazione sia un esercizio di affinamento delle funzioni esecutive superiori.
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Fonti
MARCA
El Confidencial
El Imparcial
El Tiempo
El Tiempo
Anton Paz
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