La Longevità nelle Zone Blu: Stile di Vita Integrato e Fattori Ambientali

Modificato da: Olga Samsonova

Studi recenti hanno convalidato l'eccezionale longevità riscontrata nelle comunità globali designate come "Zone Blu", tra cui spiccano l'Ogliastra in Sardegna, Italia, e l'isola di Okinawa in Giappone, dove si registra una concentrazione di centenari notevolmente superiore alla media mondiale. Queste aree, studiate da ricercatori come Dan Buettner in collaborazione con il National Geographic, dimostrano che la genetica contribuisce solo per circa il 20-30% all'aspettativa di vita, lasciando il restante 70-80% all'influenza dello stile di vita e dell'ambiente circostante. Le evidenze scientifiche raccolte, che includono anche Icaria in Grecia, Nicoya in Costa Rica e Loma Linda in California, sottolineano che la chiave risiede nell'adozione di abitudini quotidiane coerenti piuttosto che in interventi medici complessi.

Un elemento distintivo di queste popolazioni longeve è l'integrazione dell'attività fisica nel tessuto della vita quotidiana, privilegiando un movimento naturale e costante rispetto alla cultura compensatoria delle palestre. Gli abitanti delle Zone Blu si dedicano ad attività come la cura degli orti o le faccende domestiche, che richiedono uno sforzo fisico continuo. A titolo di esempio, uno studio della Tulane University ha evidenziato che salire più di cinque rampe di scale al giorno può ridurre del 20% il rischio di malattie cardiovascolari aterosclerotiche, confermando il beneficio del movimento non forzato incorporato nelle routine giornaliere.

Sul fronte nutrizionale, il principio giapponese dell'"hara hachi bu" emerge come pratica cruciale per evitare l'eccesso calorico tipico delle società occidentali. Questo concetto, che si traduce in "pancia all'ottanta per cento", incoraggia a interrompere il pasto al raggiungimento di una sazietà parziale, una tradizione che affonda le radici in oltre 300 anni di storia. Gli abitanti di Okinawa che seguono questo mantra mantengono spesso un apporto calorico giornaliero tra le 1.800 e le 1.900 chilocalorie e un Indice di Massa Corporea (BMI) ideale tra 18 e 22, in netto contrasto con i BMI occidentali più elevati. Questa moderazione a tavola è interpretata come una filosofia di vita basata sull'ascolto dei segnali corporei.

Cruciale per la longevità è anche il mantenimento di un ruolo sociale attivo e di legami comunitari solidi, un fattore che mitiga i rischi associati alla perdita di scopo e all'isolamento sociale. Al contrario, lo stress cronico e la solitudine sono fattori sanitari rilevanti: la solitudine, intesa come percezione soggettiva di insoddisfazione relazionale, è stata equiparata in termini di rischio per la salute al fumo di 15 sigarette al giorno o all'obesità, secondo una metanalisi della Brigham Young University. In Italia, dati INPS raccolti tra il 2014 e il 2022 hanno indicato che la perdita del coniuge, evento che genera isolamento, può aumentare il rischio di mortalità tra i pensionati maschi di oltre il 35% rispetto ai coetanei sposati.

La ricerca evidenzia che i modelli di vita osservati nelle Zone Blu dipendono da pratiche comportamentali che possono essere adottate. Tuttavia, l'avanzare della modernizzazione ha già iniziato a erodere le tendenze di longevità in alcune di queste aree, suggerendo che la conservazione di queste tradizioni culturali è fondamentale per sostenere i tassi eccezionali di vita sana. L'analisi antropologica e culturale della longevità, come quella prevista per eventi come il Longevity Fest ad Arzachena, in Gallura, Sardegna, mira proprio a confrontare questi modelli per estrarre principi applicabili universalmente.

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Fonti

  • Diario La Gaceta

  • Health

  • Beehiiv

  • Belfast Live

  • BMJ Open

  • VegNews

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