L'Indice di Conflittualità Globale Raggiunge Livelli Record nel 2025, Spinto dalle Tensioni Commerciali, Secondo MBI
Modificato da: Tatyana Hurynovich
L'analisi della conflittualità politica mondiale, presentata da Michael Bauer International (MBI) nel suo rapporto intitolato “Equilibrio di Sicurezza 2025”, ha rilevato una crescita della tensione senza precedenti tra gennaio e settembre del 2025. Durante questo lasso di tempo, sono stati registrati ben 1.450 incidenti politici attivi in tutto il globo. Questa impennata quantitativa non è stata alimentata solo dall'aumento dei conflitti armati, ma anche da una marcata intensificazione degli strumenti di pressione non militari, in particolare nel settore del commercio internazionale.
Un indicatore chiave di questo deterioramento è l'incremento del numero di guerre su vasta scala, salite a 89 e coinvolgenti 31 nazioni. Questo dato supera di 11 episodi il totale registrato nell'intero anno precedente. Nel periodo di riferimento, sono stati avviati 70 nuovi focolai di conflitto, mentre solo 18 sono giunti a una conclusione, evidenziando come la dinamica di escalation prevalga nettamente su quella di risoluzione. Inoltre, nove conflitti hanno superato per la prima volta la soglia critica di “guerra” nel 2025, un segnale inequivocabile dell'approfondimento di problematiche preesistenti e di lunga data.
Il rapporto ha dedicato particolare attenzione all'acuirsi dello scontro economico-commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina. L'escalation tariffaria ha toccato un punto di non ritorno: l'amministrazione del Presidente Donald Trump ha imposto dazi del 145% sui prodotti cinesi, ai quali Pechino ha replicato alzando le tariffe al 125% sui beni statunitensi. Queste misure, sebbene temporaneamente sospese da una tregua siglata il 12 maggio, sono state previste per causare una contrazione dello 0,2% nel volume degli scambi commerciali mondiali.
Tra le aree geografiche più colpite, si segnala il peggioramento della situazione nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Qui, il conflitto che vede coinvolti i ribelli dell'M23, sostenuti dal Ruanda, ha portato alla caduta di Goma nel gennaio 2025. Contemporaneamente, in Sudan, la guerra civile iniziata nell'aprile 2023 continua a aggravare la crisi umanitaria, lasciando oltre 12 milioni di persone sfollate internamente e più di 3 milioni costrette a cercare rifugio all'estero.
Il Dottor Nicholas Schwank, responsabile per i rischi politici presso MBI ed ex direttore dell'Istituto di Heidelberg per la ricerca sui conflitti internazionali, sottolinea come le guerre rappresentino soltanto la punta dell'iceberg di un fenomeno molto più vasto. L'analisi di MBI ha censito 523 episodi di crisi violente che non hanno raggiunto la soglia bellica, inclusi circa 140 conflitti di protesta. I dati, che coprono il periodo tra luglio 2024 e giugno 2025, indicano un aumento della mortalità: sono state registrate quasi 240.000 vittime legate a eventi violenti, segnando un incremento di circa il 23% rispetto all'anno precedente.
L'intensificazione dei conflitti nel 2025 è caratterizzata anche da una forte internazionalizzazione: ben 78 Paesi sono coinvolti in scontri al di fuori dei propri confini nazionali. Mentre le regioni dell'Asia Orientale e del Pacifico hanno mantenuto tassi di conflittualità relativamente contenuti, l'Europa e l'Asia Centrale, insieme al Medio Oriente e al Nord Africa, hanno manifestato un brusco aumento delle tensioni. Questa instabilità multidimensionale sta delineando un quadro di sicurezza internazionale decisamente più turbolento e complesso.
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Fonti
Deutsche Welle
International Crisis Group
Visual Capitalist
Hart International
ECFR
Michael Bauer International
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