Díaz-Canel Riafferma Apertura al Dialogo con EE. UU. nel Contesto del Blocco Energetico

Modificato da: Tatyana Hurynovich

Il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha riaffermato la disponibilità del suo governo a impegnarsi in un «dialogo bilaterale serio e responsabile» con gli Stati Uniti per risolvere le divergenze esistenti. La dichiarazione, rilasciata lunedì 6 aprile 2026, è giunta al termine di una visita di cinque giorni sull'isola da parte dei membri del Congresso democratico statunitense, Pramila Jayapal e Jonathan Luther Jackson. Questo riaffermato interesse al dialogo segue un precedente annuncio di Díaz-Canel del 13 marzo 2026, che indicava l'inizio di fasi iniziali di conversazioni con Washington.

Il contesto diplomatico è segnato dall'intensificazione delle misure coercitive statunitensi, formalizzate con un Ordine Esecutivo firmato dal Presidente Donald Trump il 29 gennaio 2026, che ha istituito sanzioni secondarie contro gli esportatori di greggio verso l'isola, dichiarando un'emergenza nazionale. Tale strategia ha avuto un impatto energetico devastante, innescato in gran parte dalla cessazione del flusso di petrolio venezuelano successiva alla cattura del Presidente Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026. La conseguente crisi del combustibile ha portato gli apagones cronici a livelli record e ha causato la paralisi quasi totale del settore statale cubano, con ripercussioni dirette su servizi essenziali come ospedali e trasporti.

La delegazione congressuale, al termine della missione, ha diffuso una nota congiunta in cui ha condannato il blocco petrolifero come un «bombardamento economico» che infligge «sofferenze incalcolabili al popolo cubano», richiedendone l'immediata cessazione. Il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha incontrato i due membri del Congresso, descrivendo la situazione come un'«aggressione multidimensionale» aggravata dal cerchio energetico e denunciando una «costante e ostile campagna di discredito» da parte di Washington. Jayapal e Jackson hanno riportato di aver raccolto testimonianze da un ampio spettro di attori, incluse famiglie, leader religiosi, imprenditori, organizzazioni della società civile, ambasciatori e dissidenti politici.

I legislatori hanno sottolineato che l'obiettivo immediato debba essere l'avvio di negoziati concreti per garantire la dignità e la libertà del popolo cubano, promettendo al contempo «enormi benefici» per il popolo statunitense da una collaborazione autentica. Parallelamente, la solidarietà internazionale si è manifestata: la petroliera russa Anatoly Kolodkin è arrivata il 31 marzo, scaricando 100.000 tonnellate di greggio nel porto di Matanzas, fornendo un sollievo temporaneo dopo quasi tre mesi di blocco. La Casa Bianca, tramite il Presidente Trump, aveva espresso indifferenza verso quel carico specifico, affermando che il popolo cubano necessita di sopravvivere.

Nonostante il gesto di solidarietà, analisti esterni hanno suggerito che le carenze strutturali del modello economico centralizzato cubano, unite alla mancanza di investimenti, aggravano le difficoltà di approvvigionamento oltre le restrizioni imposte dall'amministrazione Trump. In questo clima di tensione, la volontà di dialogo espressa da Díaz-Canel si pone come un potenziale ponte diplomatico, sebbene la politica statunitense sia definita dai congressisti come obsoleta e basata su misure coercitive dell'era della Guerra Fredda.

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Fonti

  • Deutsche Welle

  • Cubita NOW

  • SWI swissinfo.ch

  • EFE

  • Infobae

  • teleSUR

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