Recenti indagini archeologiche condotte nella città albanese di Berat, nota nell'antichità come Antipatrea, stanno aprendo un capitolo inedito sulla sua storia paleocristiana. L'emersione di due pavimenti musivi tardoantichi ha fornito prove materiali rare di un'epoca precedentemente oscurata da secoli di degrado e successivi rimaneggiamenti edilizi. Uno di questi mosaici è stato portato alla luce nel 2012 all'interno della cittadella medievale di Berat, mentre il secondo è stato rinvenuto nel 2018 nella città bassa.
Late antique mosaics in Albania's Berat shed light on shared heritage across Mediterranean turkiyetoday.com/culture/late-a…
Queste scoperte rivestono un'importanza capitale, poiché ampliano significativamente il patrimonio riconosciuto di Berat, andando oltre la sua celebre fisionomia urbana ottomana, che le è valsa l'iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Il mosaico rinvenuto nel castello, sebbene conservato solo in parte, copre un'area di circa 20 metri quadrati e si distingue per la sua complessa decorazione. Esso presenta bordure geometriche, intrecci ornamentali e iscrizioni tracciate in caratteri greci, elementi che ne attestano l'appartenenza a una basilica tardoantica di cui si attende ancora la ricostruzione completa della pianta architettonica.
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Il secondo pavimento musivo, di dimensioni inferiori e localizzato sotto strutture ottomane più recenti nella parte bassa della città, offre un ancoraggio cronologico e teologico fondamentale. La sua iscrizione in greco include il termine “Theotokos” (Madre di Dio), un appellativo ufficialmente sancito durante il Concilio di Efeso nel 431 d.C. Questa menzione diretta suggerisce in modo inequivocabile che il pavimento fu realizzato dopo il 431 d.C. Ciò funge da prezioso riferimento temporale, confermando il profondo legame della comunità cristiana di Antipatrea con gli sviluppi dottrinali che circolavano nel mondo di lingua greca dell'Impero Romano d'Oriente.
Un esame comparativo dei motivi decorativi rivela una forte risonanza stilistica con reperti provenienti da altri centri tardoantichi di rilievo, quali Butrinto, Stobi, Bylis ed Eraclea Lincestis; tutti siti influenzati in modo marcato dalla cultura e dall'amministrazione greca. L'impiego di tessere in calcare e terracotta, unito a soggetti iconografici come griglie ottagonali e motivi a foglie rampicanti, dimostra l'esistenza di tradizioni artistiche condivise lungo tutto l'arco balcanico e adriatico. Questo scenario fa supporre una notevole mobilità degli artigiani mosaicisti, i quali diffusero tecniche e preferenze estetiche, contribuendo a forgiare un linguaggio visivo unitario nella regione.
Sebbene Berat sia prevalentemente celebrata per il suo aspetto ottomano, queste testimonianze, databili tra il V e il VI secolo d.C., mettono in luce una struttura storica stratificata e profonda, le cui radici affondano nel primo Cristianesimo. Gli archeologi sottolineano con forza la necessità improrogabile di condurre scavi più sistematici e approfonditi al fine di mappare integralmente le fasi tardoantiche della città. Le scoperte attuali dimostrano che Berat non era un'entità isolata, ma partecipava attivamente a reti religiose e artistiche più ampie, collegando i Balcani al bacino Egeo. Attualmente, le operazioni si concentrano sulla documentazione e sulla conservazione dei reperti, mentre si attende la decisione del Consiglio Nazionale per l'Archeologia riguardo ai prossimi passi da intraprendere per l'esplorazione di quest'area di grande rilevanza.



