Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato la revoca e il diniego dei visti per funzionari dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e dell'Autorità Palestinese (AP), in vista della partecipazione all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2025. Questa decisione, motivata dalla mancata osservanza degli impegni e dal minare le prospettive di pace, segna un momento di particolare tensione diplomatica.
La mossa, guidata dal Segretario di Stato Marco Rubio, evidenzia una linea politica ferma da parte dell'amministrazione statunitense nei confronti della leadership palestinese. Sebbene i nomi specifici dei funzionari colpiti non siano stati divulgati, l'incertezza grava sulla potenziale partecipazione di figure chiave come il Presidente dell'AP, Mahmoud Abbas, che tradizionalmente interviene all'assemblea. Tale azione segue sanzioni precedentemente imposte dall'amministrazione USA a luglio 2025 contro membri dell'AP e dell'OLP per ragioni analoghe, delineando una politica coerente.
La decisione si inserisce in un contesto in cui diverse nazioni occidentali, tra cui Canada, Regno Unito e Francia, hanno manifestato l'intenzione di riconoscere la statualità palestinese durante la prossima Assemblea Generale ONU. Questo crea una divergenza diplomatica significativa tra gli Stati Uniti e i loro alleati riguardo al percorso verso una soluzione a due stati. Gli Stati Uniti hanno costantemente espresso opposizione a mosse unilaterali per il riconoscimento dello stato palestinese, considerandole controproducenti rispetto ai negoziati diretti con Israele.
Il Dipartimento di Stato ha chiarito che, affinché l'AP e l'OLP siano considerate partner per la pace, è necessario che ripudino inequivocabilmente il terrorismo, inclusi gli eventi del 7 ottobre, e cessino le cosiddette "campagne di 'lawfare'" attraverso organismi come la Corte Penale Internazionale e la Corte Internazionale di Giustizia. Secondo gli USA, tali azioni avrebbero contribuito al fallimento dei colloqui di cessate il fuoco e alla persistente crisi degli ostaggi.
La Presidenza palestinese ha espresso profondo rammarico e sorpresa per la decisione statunitense, definendola in contrasto con il diritto internazionale e l'Accordo di Sede delle Nazioni Unite, che generalmente garantisce l'accesso ai diplomatici presso la sede ONU. L'Ambasciatore palestinese presso l'ONU, Riyad Mansour, ha dichiarato che si stanno valutando le implicazioni complete dell'azione USA sulla delegazione palestinese.
Questa revoca dei visti rappresenta una manovra diplomatica di rilievo, potenzialmente limitando la voce palestinese in un forum globale cruciale. Sottolinea il complesso e spesso arduo panorama diplomatico che circonda il conflitto israelo-palestinese, dove il sostegno internazionale e gli interessi di sicurezza nazionale vengono costantemente bilanciati rispetto alla ricerca della pace e dell'autodeterminazione. Gli Stati Uniti ribadiscono la loro apertura al dialogo qualora l'AP/OLP dimostrino passi concreti verso un processo di pace costruttivo.