Stati Uniti si ritirano dal Processo di Revisione Periodica Universale dell'ONU

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Nell'agosto 2025, gli Stati Uniti hanno annunciato la loro decisione di non partecipare al Processo di Revisione Periodica Universale (UPR) del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, con effetto a partire da novembre 2025. Questa mossa segue il ritiro degli Stati Uniti dal Consiglio stesso, avvenuto nel 2018 durante la prima amministrazione Trump.

Il Dipartimento di Stato americano ha giustificato questa decisione citando la percepita incapacità del Consiglio di affrontare in modo deciso i violatori dei diritti umani, indicando Cina e Cuba come esempi di tale inadeguatezza. L'UPR, istituito nel 2006, è un meccanismo fondamentale che sottopone tutti i 193 Stati membri dell'ONU a una revisione periodica dei loro record in materia di diritti umani, con cadenza quadriennale. Gli Stati Uniti avevano completato la loro terza partecipazione a questo processo nel novembre 2020.

La decisione americana ha suscitato reazioni contrastanti. Mentre il Dipartimento di Stato la considera un passo necessario per evitare di avallare un organismo ritenuto inefficace, organizzazioni per i diritti umani come l'American Civil Liberties Union (ACLU) e PEN America hanno espresso profonda preoccupazione. L'ACLU ha criticato il ritiro come un'azione che allinea gli Stati Uniti ai peggiori trasgressori dei diritti umani, creando un precedente dannoso che potrebbe incoraggiare regimi autoritari. PEN America ha interpretato la mossa come un significativo passo indietro nell'impegno americano per la libertà di espressione e i diritti umani.

Il ritiro degli Stati Uniti si inserisce in un più ampio dibattito sull'efficacia dei meccanismi internazionali di tutela dei diritti umani e sul ruolo degli Stati Uniti nel contesto multilaterale. Il Consiglio per i Diritti Umani è stato in passato oggetto di critiche per la sua tendenza a concentrarsi su specifici Paesi, a volte con un presunto orientamento politico, mentre altri Stati con gravi violazioni documentate ricevono minore attenzione. L'amministrazione Trump aveva precedentemente definito il Consiglio "ipocrita" e "un pozzo nero di pregiudizi politici".

Nonostante le critiche, l'uscita degli Stati Uniti solleva interrogativi sull'impatto futuro dell'impegno globale per i diritti umani. La loro assenza potrebbe indebolire l'efficacia dell'UPR e creare un vuoto che altri attori potrebbero sfruttare per indebolire ulteriormente gli standard internazionali. L'impegno degli Stati Uniti nella promozione dei diritti umani a livello globale è considerato un elemento essenziale per la credibilità e l'efficacia di questi meccanismi. La loro partecipazione, anche di fronte a critiche, è vista da molti come fondamentale per mantenere alta la pressione sui governi affinché rispettino gli obblighi internazionali in materia di diritti umani. La decisione americana, quindi, rappresenta non solo una presa di posizione politica, ma un segnale potenzialmente influente sul panorama globale della difesa dei diritti umani.

Fonti

  • Washington Examiner

  • US withdraws from key UN human rights report, draws criticism from rights advocates

  • Trump withdraws U.S. from UN human rights council a second time

  • ACLU Comment on Trump Administration Boycott of United Nations Review of US Human Rights Record

  • PEN America Condemns Trump Administration’s Decision to Withdraw from Participation in the Universal Periodic Review Process at the United Nations

  • US pulls out of UN human rights report after withdrawing from council

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