G3 (Strong) geomagnetic storm conditions were observed at 20/2328 UTC. A warning for G3 or greater storming conditions is currently valid until 0600 UTC on 21 March. This geomagnetic activity is likely from the arrival of the CME that left the Sun on 18 March.
Dalle previsioni alla realtà: la Terra colpita da una tempesta geomagnetica G2-G3 in fase di intensificazione
Autore: Uliana Soloveva
Il 20 marzo 2026, le previsioni meteorologiche spaziali si sono trasformate in una realtà tangibile e intensa, segnando una giornata di grande fermento per gli scienziati. Tutto ha avuto inizio il 19 marzo alle 14:44 UTC, quando il NOAA Space Weather Prediction Center (SWPC) ha diffuso un aggiornamento cruciale per la sicurezza globale. Gli esperti avevano già previsto, fin dal 16 marzo, una tempesta moderata di livello G2 per l'intervallo temporale compreso tra il 19 e il 21 marzo. Attraverso approfondimenti video, gli specialisti hanno illustrato la traiettoria della prima espulsione di massa coronale (CME), evidenziando le incertezze del suo viaggio nello spazio e l'influenza del flusso ad alta velocità proveniente da un buco coronale (CH HSS).
La conferma definitiva dell'evento è giunta il giorno successivo, il 20 marzo alle 14:19 UTC. Almeno una CME ha raggiunto l'atmosfera terrestre durante la notte, con effetti persistenti per l'intera giornata, mentre si ipotizzava l'arrivo imminente di un secondo impulso di plasma. Il vento solare ha subito un'accelerazione significativa, toccando i 500 km/s, con la componente Bz del campo magnetico che ha raggiunto i 20 nT. Nonostante la direzione iniziale di Bz fosse verso nord, i tecnici hanno avvertito che una rotazione verso sud avrebbe scatenato un'attività geomagnetica molto più violenta e imprevedibile.
Durante la serata del 20 marzo, la situazione è precipitata rapidamente, portando a un'escalation di allerta ufficiali che ha tenuto col fiato sospeso gli operatori di rete. Alle 19:32 UTC, l'SWPC ha annunciato un K-index previsto di 5, corrispondente a un livello G1 (tempesta debole), valido dalle 19:30 UTC fino alle 09:00 UTC del 21 marzo. Tuttavia, meno di un'ora dopo, alle 20:23 UTC, l'allerta è stata innalzata a un K-index di 6, ovvero un livello G2 (moderato), esteso fino alle 06:00 UTC del mattino seguente.
Alle 20:44 UTC, il centro ha emesso un bollettino ancora più severo, prevedendo una forte tempesta di livello G3 per i giorni 20 e 21 marzo, con una successiva attenuazione a G1 prevista per il 22 marzo. Le osservazioni dirette non sono tardate ad arrivare: alle 21:41 UTC è stato confermato che, già alle 20:59 UTC, si erano verificate condizioni G2. In quel momento, gli specialisti hanno dichiarato apertamente che la notte avrebbe probabilmente portato a un'intensificazione verso il livello G3, con possibili ripercussioni sulle latitudini medie.
Il culmine delle segnalazioni è stato raggiunto alle 23:06 UTC con l'avviso più critico dell'intera sequenza: un K-index pari o superiore a 7, indicativo di una tempesta G3 o superiore, previsto tra le 23:05 UTC e le 06:00 UTC del 21 marzo. Infine, poco prima della mezzanotte, alle 23:59 UTC, l'SWPC ha ufficializzato che alle 23:28 UTC del 20 marzo erano state effettivamente registrate condizioni di tempesta geomagnetica forte di classe G3, confermando la precisione dei modelli previsionali.
L'attuale perturbazione magnetica è il risultato di una complessa interazione di diversi fenomeni solari che si sono sovrapposti. I fattori determinanti sono stati molteplici espulsioni di plasma osservate sulla superficie solare all'inizio della settimana. A queste si è aggiunto l'effetto dei buchi coronali posizionati sul lato del Sole rivolto verso la Terra. Questa combinazione esplosiva tra la serie di CME partite il 18 marzo e il vento solare ad alta velocità ha causato un rapido incremento dell'intensità, passando da G2 a G3 in pochissime ore.
Nel pieno di questi eventi convulsi, intorno alle 22:26 UTC del 20 marzo, l'esperto di meteorologia spaziale Stefan Burns ha documentato un fenomeno insolito che ha sorpreso la comunità scientifica. Il campo magnetico del vento solare ha subito una variazione repentina, passando in una sola ora da valori di 34/−28 nT a 7/6 nT. La potente componente meridionale, che fungeva da motore per la tempesta, è improvvisamente crollata. Nonostante questo cambiamento brusco, Burns ha sottolineato che rimaneva estremamente probabile un nuovo rinvigorimento dell'attività geomagnetica nel breve termine.
Attualmente, nella mattinata del 21 marzo 2026, l'attività geomagnetica non accenna a placarsi e continua a essere monitorata costantemente. Fenomeni di questa portata possono regalare spettacolari aurore polari visibili anche a medie latitudini, ma comportano rischi concreti per le infrastrutture tecnologiche moderne. Le reti elettriche, le comunicazioni radio e i sistemi di navigazione satellitare sono sotto stretta sorveglianza per prevenire malfunzionamenti. Ancora una volta, il meteo spaziale ha dimostrato quanto sia profondo e delicato il legame che unisce il nostro pianeta alla dinamica attività del Sole.
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