Sulle alte vette delle Ande, dove l'aria è rarefatta, un singolo campione di sangue può svelare sul passato molto più di quanto facciano numerosi documenti storici. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Communications Biology, l'analisi dei genomi peruviani delinea un quadro complesso di migrazioni, adattamenti e mescolanze tra popolazioni, offrendo una visione più precisa del popolamento del Sud America.
I ricercatori hanno analizzato il DNA di vari gruppi etnici, dai Quechua e Aymara delle regioni montuose fino agli abitanti dell'Amazzonia. In tutti i casi esaminati, la componente predominante è quella indigena americana, che in alcune popolazioni raggiunge l'80%. Al contempo, le influenze europee e africane emerse dopo la colonizzazione variano sensibilmente a seconda della regione geografica.
Particolare interesse rivestono le varianti genetiche legate all'adattamento all'ipossia cronica. Questi mutamenti si sono sviluppati per selezione naturale in individui che vivono a oltre 4.000 metri di altitudine, dove la concentrazione di ossigeno è notevolmente ridotta.
Lo studio conferma che il legame genetico tra le civiltà precolombiane (come Chavín, Moche e Inca) e i peruviani odierni è più profondo di quanto ipotizzato in precedenza. Le radici delle popolazioni attuali risalgono a circa 15.000 anni fa.
Le varianti genetiche uniche individuate in Perù rivestono una grande importanza per la medicina, specialmente per lo studio del mal di montagna e delle patologie cardiovascolari, che si manifestano in modo differente tra i vari gruppi umani.
Gli autori della ricerca pongono l'accento sulla rilevanza degli aspetti etici: gli studi devono essere condotti in stretta sinergia con le comunità locali, garantendo un consenso informato e il rispetto delle tradizioni culturali. Questo approccio è cruciale alla luce dello storico squilibrio nelle banche dati genetiche, a lungo dominate da campioni di origine europea e nordamericana.
Tali ricerche non solo accrescono il sapere scientifico, ma aiutano anche i peruviani contemporanei a comprendere meglio le proprie origini, rafforzando la loro identità culturale. In definitiva, esse dimostrano che la diversità genetica dell'umanità è il frutto di un lungo adattamento ai contesti ambientali più disparati e rappresenta una risorsa fondamentale per il futuro.




