Il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha fermamente ribadito la posizione dell'Ucraina sulla sua integrità territoriale, dichiarando che il paese non cederà alcuna terra alla Russia. Questa ferma dichiarazione giunge in anticipo rispetto a un imminente summit tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente russo Vladimir Putin, previsto per il 15 agosto in Alaska, dove si discuterà un potenziale accordo di pace per l'Ucraina.
Zelenskyy ha sottolineato che qualsiasi negoziato di pace legittimo e produttivo deve necessariamente includere la partecipazione dell'Ucraina, criticando aspramente l'idea di decisioni prese senza il coinvolgimento di Kyiv, definendole "soluzioni morte". Le affermazioni di Zelenskyy contrastano con le indicazioni emerse da fonti statunitensi e russe, secondo cui l'accordo in discussione potrebbe prevedere uno "scambio di territori" per favorire entrambe le parti. Il Presidente Trump ha suggerito che un accordo potrebbe comportare la cessione di alcune aree da parte dell'Ucraina, una prospettiva che solleva preoccupazioni tra i leader ucraini e occidentali, i quali temono che ciò possa legittimare l'occupazione russa.
La Russia insiste sul riconoscimento del suo controllo sulla Crimea, annessa illegalmente nel 2014, e su altre quattro regioni dell'Ucraina orientale: Luhansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia. Attualmente, Mosca controlla interamente Luhansk, ma non ha ancora conquistato città chiave nel Donetsk. La storia offre precedenti complessi riguardo ai negoziati di pace che includono concessioni territoriali; l'Accordo di Monaco del 1938, ad esempio, in cui la Cecoslovacchia cedette territori alla Germania nazista nella speranza di evitare la guerra, si rivelò un fallimento catastrofico, portando infine allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Questo evento storico serve da monito contro la politica di appeasement, suggerendo che le concessioni a potenze aggressive possono incoraggiare ulteriori aggressioni anziché garantire una pace duratura.
Analogamente, la teoria della "terra per la pace" è stata criticata per il suo potenziale di legittimare l'aggressione e aprire la strada a future dispute territoriali, minando i principi del diritto internazionale e la sovranità nazionale. Nonostante la ferma posizione di Zelenskyy, alcuni commentatori e analisti, anche vicini al Cremlino, suggeriscono che la Russia potrebbe essere disposta a cedere alcune delle aree che controlla al di fuori delle quattro regioni che rivendica, come parte di un accordo più ampio. Tuttavia, la posizione ucraina rimane inflessibile sulla sovranità e l'integrità territoriale.
L'Ucraina, come sancito dalla sua costituzione, non può legalmente riconoscere alcun territorio occupato come appartenente ad altri stati, e qualsiasi modifica territoriale richiederebbe un referendum nazionale approvato dal parlamento ucraino. La determinazione di Zelenskyy a non cedere terra riflette un profondo senso di responsabilità verso il popolo ucraino e il rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale, sottolineando che una pace duratura può essere raggiunta solo attraverso un processo che rispetti pienamente la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina.