Il deserto torna a vibrare: i Tinariwen riscoprono le radici con l'album Hoggar

Modificato da: Inna Horoshkina One

Tinariwen, pionieri della musica Tuareg, di ritorno con 'Hoggar' • FRANCE 24

Il celebre collettivo Tinariwen, pioniere indiscusso del genere "desert blues", ha annunciato l'uscita del suo decimo album in studio intitolato Hoggar.

Il disco sarà disponibile a partire dal 13 marzo 2026, segnando un momento fondamentale per la musica africana contemporanea.

La pubblicazione avverrà sotto l'etichetta Wedge, confermando l'indipendenza artistica che da sempre contraddistingue il gruppo.

Questo lavoro rappresenta un ritorno intenzionale a un'estetica sonora più nuda ed essenziale, priva di sovrastrutture artificiali.

Si nota un netto distacco dalla produzione densa di Amatssou (2023), album che era stato registrato con la collaborazione di Daniel Lanois.

Hoggar si sviluppa principalmente su basi acustiche, valorizzando i silenzi e il potere evocativo del canto collettivo.

La musica sembra rinascere attorno al calore di un fuoco nel deserto, tornando alle radici più profonde della creazione artistica del gruppo.

Il titolo dell'album richiama le maestose montagne dell'Hoggar, situate nel sud dell'Algeria, un luogo carico di storia per il popolo tuareg.

Le sessioni di registrazione si sono svolte a Tamanrasset, una scelta che rafforza il legame spirituale dei musicisti con la propria terra.

Questa decisione è stata influenzata anche dalla difficile situazione politica in Mali, che limita le possibilità di operare nel loro paese d'origine.

Alla realizzazione del progetto hanno partecipato i musicisti degli Imarhan, esponenti di spicco della nuova generazione tuareg.

Il loro studio a Tamanrasset è diventato il fulcro della registrazione, offrendo un ambiente familiare e tecnicamente all'avanguardia.

Questo incontro tra generazioni diverse ha trasformato l'album in un atto di trasmissione culturale, permettendo al sapere di proseguire il suo cammino.

Un momento di straordinario valore è la riunione delle voci di Ibrahim Ag Alhabib e Abdallah Ag Alhousseyni all'interno delle stesse tracce.

I due artisti non incidevano insieme da ben 30 anni, rendendo questa collaborazione un evento storico per la musica mondiale.

Oltre al valore musicale, questo ricongiungimento rappresenta il ripristino della struttura interna e dell'identità originaria della band.

L'album mantiene un'anima profondamente intima, pur aprendosi a dialoghi raffinati con esponenti di altre culture musicali.

  • José González partecipa con una parte in lingua spagnola nel brano Imidiwan Takyadam.
  • Sulafa Elyas contribuisce con la sua voce intensa nella traccia Sagherat Assani.

Questi contributi esterni non sono semplici decorazioni, ma espansioni delicate che arricchiscono lo spazio sonoro senza stravolgerlo.

Le composizioni continuano a trattare temi fondamentali come la resilienza, l'umanesimo e il destino del popolo tuareg.

Il brano Aba Malik riflette in modo esplicito le realtà politiche contemporanee della regione, mostrando la sofferenza e la forza del popolo.

Attraverso queste note, i Tinariwen si confermano non solo come musicisti, ma come veri e propri custodi della memoria e della verità storica.

Le 11 tracce dell'album si muovono tra sentimenti di dolore, calore umano e una profonda ricerca di quiete interiore.

Le chitarre portano l'eco dell'eredità di Ali Farka Touré, mantenendo viva una tradizione chitarristica leggendaria.

I ritmi richiamano l'andatura lenta e costante dei cammelli nel deserto, un incedere che non conosce fretta.

Hoggar non è un album che cerca di imporsi con il rumore, ma un'opera che attende chi è pronto a rallentare per ascoltare davvero.

In un'epoca dominata dal frastuono, il mondo ha l'occasione di imparare nuovamente ad ascoltare la profondità del silenzio.

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Fonti

  • SPIN

  • Pitchfork

  • Glide Magazine

  • V2 Records

  • Louder Than War

  • Exclaim!

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