Elezioni locali in Palestina: il voto come istanza di autogoverno

Modificato da: Alex Khohlov

All'ombra di un conflitto infinito e tra le macerie, oggi si sono aperti i seggi in Cisgiordania e in alcune zone della Striscia di Gaza. Persone abituate a veder decise le sorti politiche altrove — nelle capitali mondiali o nei tunnel sotto l'assedio — hanno improvvisamente avuto la possibilità di eleggere i propri sindaci e consiglieri. In alcune città, si tratta delle prime elezioni da quindici anni a questa parte. Un evento silenzioso, quasi impercettibile nel mezzo delle tempeste globali, che tuttavia potrebbe rivelare sul futuro della regione molto più di quanto non faccia l'ennesimo vertice del "Quartetto".

Il cambiamento cruciale sottolineato dagli osservatori è lo svolgimento del voto senza la partecipazione delle fazioni radicali, a cominciare da Hamas a Gaza. L'Autorità Palestinese, sotto il controllo di Fatah, ha optato deliberatamente per un formato ristretto. L'obiettivo è ripristinare almeno il livello base del potere: quei municipi che gestiscono acqua, elettricità, scuole e raccolta dei rifiuti. Con le elezioni nazionali congelate dal 2006, l'amministrazione locale rimane l'unico terreno in cui è ancora possibile fare politica senza il rischio immediato di un'esplosione su vasta scala.

Le motivazioni sono diverse per ogni attore coinvolto. Per il presidente dell'Autorità Palestinese, è un modo per dimostrare a Washington, ai donatori europei e ai vicini arabi che le istituzioni sono vive e capaci di funzionare anche dopo una serie ininterrotta di conflitti. Per gli abitanti della Cisgiordania, rappresenta l'occasione di punire i funzionari locali corrotti o, al contrario, confermare chi è riuscito almeno a garantire la pulizia delle strade. A Gaza, dove si vota solo in alcune zone relativamente tranquille, la gente vede finalmente delle schede elettorali al posto dei fucili. I mediatori internazionali osservano il processo con cauto ottimismo: il successo delle elezioni locali potrebbe fungere da prova tecnica in vista di una ripresa del dialogo sulle consultazioni generali.

Tuttavia, dietro la facciata istituzionale si nasconde una trappola vecchia quanto il conflitto stesso. La frattura tra Cisgiordania e Gaza non è affatto ricomposta. Gli interessi economici dei clan, i finanziamenti esteri e le restrizioni israeliane ai movimenti trasformano ogni campagna elettorale più in una messinscena che in una reale redistribuzione del potere. Quando la questione centrale della sopravvivenza non riguarda chi gestirà le fognature, ma se domani ci sarà la corrente o se sarà possibile uscire dall'enclave, le elezioni locali rischiano di ridursi a una costosa finzione.

Immaginate una donna che ogni giorno entra in una casa devastata dai bombardamenti e ne spazza via metodicamente i vetri rotti, pur sapendo che domani potrebbero caderne di nuovi. Il suo lavoro sembra privo di senso solo a chi non comprende che l'ordine inizia proprio da questi gesti ostinati e minuti. Le attuali elezioni locali palestinesi somigliano a questa immagine. Non decideranno il destino dello Stato, ma contribuiscono a radicare l'abitudine a istituzioni normali là dove sono più consueti le armi e i proclami.

La risonanza diplomatica è già palpabile. Le capitali europee e Washington accolgono con favore il semplice fatto che si voti, vedendovi una potenziale leva per futuri negoziati multilaterali. Anche i paesi arabi, stanchi della questione palestinese, registrano con favore questo tentativo di riforma interna. Allo stesso tempo, tutti sono consapevoli di un rischio: se i risultati verranno contestati o ignorati dai principali attori della regione, questo piccolo giardino di normalità sarà presto soffocato dalle erbacce di una nuova spirale di scontri.

Nel lungo periodo, queste elezioni pongono un interrogativo fondamentale: se i palestinesi siano in grado di costruire una governance funzionante dal basso, mentre dall'alto continua a pesare il coperchio del conflitto. Una risposta non c'è ancora. Tuttavia, il solo fatto che in alcune città i cittadini abbiano visto, per la prima volta dopo anni, le urne elettorali invece delle barricate, lascia un retrogusto di cauta speranza — un sentimento strano, quasi fuori luogo, in questa terra martoriata.

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Fonti

  • Palestinian local elections give some Gazans a chance to vote for the first time in years

  • Middle East: Palestinians in West Bank and some in Gaza vote in local elections

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