Starshade orbitale ibrido abbinato a grandi telescopi terrestri per osservare esopianeti simili alla Terra.
L'obiettivo primario nell'esplorazione esoplanetaria resta l'identificazione di mondi simili alla Terra che possano ospitare gli elementi essenziali per la vita. L'imaging diretto, una tecnica che oscura la luce della stella ospite, è responsabile solo di una frazione esigua, circa l'1,5 percento, delle conferme di esopianeti, limitata dalle distorsioni introdotte dalla turbolenza atmosferica terrestre. Questa restrizione ha indirizzato la ricerca verso soluzioni ibride che combinino la potenza degli strumenti a terra con la mitigazione degli effetti atmosferici.
Il concetto dell'Osservatorio Ibrido per Esopianeti di Tipo Terrestre (HOEE) propone un potenziamento innovativo tramite l'integrazione di uno starshade orbitale con potenti telescopi terrestri di nuova generazione. Questo approccio sinergico, dettagliato in studi come quello pubblicato su Nature Astronomy, mira a superare la turbolenza atmosferica per raggiungere il contrasto necessario alla rilevazione diretta. Il progetto HOEE ha ricevuto finanziamenti dalla NASA attraverso il programma Innovative Advanced Concepts (NIAC), motivato dalla necessità di non dipendere esclusivamente dai grandi telescopi spaziali come il JWST.
Il fulcro del concetto HOEE è l'impiego di uno starshade di 99 metri di diametro in orbita, progettato per proiettare un'ombra precisa sui telescopi terrestri di prossima generazione, tra cui l'Extremely Large Telescope (ELT), il Giant Magellan Telescope (GMT) e il Thirty Meter Telescope (TMT). Il Dottor Ahmed Mohamed Soliman, scienziato e tecnologista presso il NASA Jet Propulsion Laboratory (JPL) / Caltech nel 2026, è l'autore principale dello studio che delinea HOEE. Il Dottor Soliman ha sottolineato che l'ottica adattiva avanzata presente sull'ELT è in grado di correggere la turbolenza atmosferica, consentendo un imaging nitido anche in condizioni meteorologiche moderate.
Questo sistema ibrido offre vantaggi significativi rispetto alle sole missioni spaziali. L'HOEE sfrutta aperture terrestri molto più grandi, come l'ELT, che possiede uno specchio circa sei volte più grande di quello previsto per l'Habitable Worlds Observatory (HWO), raccomandato dall'Astro2020 Decadal Survey. Questa differenza dimensionale si traduce in una risoluzione angolare notevolmente superiore e tempi di osservazione più rapidi rispetto all'HWO, il cui lancio è previsto per gli anni Quaranta. L'obiettivo è identificare decine di esopianeti di dimensioni terrestri, potenzialmente caratterizzando interi sistemi solari in pochi minuti e ricercando firme biologiche in poche ore.
L'integrazione dello starshade con i telescopi a terra, come l'ELT, il GMT (con specchio primario di 25,4 metri) e il TMT, promette di raggiungere contrasti dell'ordine di $10^{-10}$, la soglia necessaria per rilevare le firme della luce riflessa da pianeti terrestri analoghi alla Terra. Questo approccio supera le limitazioni dei coronografi interni, come quelli testati sul Nancy Grace Roman Space Telescope, previsto per il lancio tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027, che non offrono un contrasto sufficientemente profondo per i pianeti abitabili. Il percorso per la realizzazione di HOEE richiede ulteriori fasi di progettazione e test; i fondi iniziali NIAC di Fase I prevedono circa $175.000 per nove mesi di studio. A differenza dei telescopi spaziali, dove la perfezione ottica è cruciale, HOEE sposta la sfida sull'ingegneria meccanica di un oggetto passivo, lo starshade, che una volta costruito garantisce le sue prestazioni ottiche senza necessità di estrema precisione o stabilità nel sistema ottico stesso.