Le prospettive cangianti di Lexus: come un gioco ottico svela il paradosso del design automobilistico di lusso

Modificato da: Alex Khohlov

Nella sala in penombra della Milano Design Week, la Lexus LS Concept non resta immobile, ma sembra sfuggire allo sguardo. Basta fare un passo a sinistra perché i profili netti della berlina si dissolvano nelle linee fluide di un concept elettrico del futuro. Un altro passo e non ci si trova più davanti a un’auto, bensì a una scultura quasi astratta. Questa installazione del 2026 non si limita a esporre un veicolo, ma mette in scena la metamorfosi della nostra percezione in base all’angolo di visione.

Secondo quanto riportato da Dezeen, il team Lexus ha messo a punto un sofisticato sistema ottico fatto di specchi, illuminazione di precisione e proiezioni calibrate. La medesima concept car LS si manifesta così attraverso tre immagini profondamente diverse. Se i video restituiscono solo un’ombra di questo effetto, dal vivo lo spettatore percepisce fisicamente come la realtà dell'auto si ricomponga seguendo il suo movimento.

Da diversi anni Lexus non utilizza Milano come una semplice vetrina per nuovi modelli, quanto piuttosto come un laboratorio di significati. Qui il marchio cerca di dimostrare la propria rilevanza in un mondo dove i giovani rinunciano alla proprietà dell'auto e il concetto stesso di "lusso" muta rapidamente. Questa installazione sulle prospettive mutanti rappresenta il tentativo più radicale in tale direzione.

Dietro questo espediente d’impatto si cela un profondo paradosso industriale. L'industria automobilistica continua a produrre costosi oggetti fisici in un'epoca in cui il valore si misura sempre più nell'esperienza anziché nel possesso. Lexus reagisce non con un nuovo motore o con l'ennesimo materiale sostenibile, ma agendo direttamente sulla psicologia della percezione. Queste prospettive cangianti diventano una metafora letterale: il brand ci invita a guardare l'automobile sotto una luce diversa.

Il principio è lo stesso dei dipinti anamorfici del Rinascimento, dove il caos delle linee si ricompone improvvisamente in un’immagine nitida solo se l'osservatore occupa il punto di vista corretto. In questo caso Lexus ha elevato l'antico artificio a un livello industriale. Senza il movimento dello spettatore, l'installazione rimane inerte. Essa esiste esclusivamente in un momento di co-creazione, proprio come l'esperienza di possedere un'auto di lusso dipende oggi sempre più da come il proprietario decide di percepirla.

Ciò risulta particolarmente significativo se accostato alla filosofia Takumi, la leggendaria maestria artigianale giapponese dove ogni cucitura e superficie sono rifinite a mano. Oggi, quella stessa perizia non viene applicata a un oggetto statico, ma alla dinamica dello sguardo. È come se Lexus ammettesse di non poter più controllare il prodotto in sé, ma di poter ancora orientare il modo in cui viene visto.

In definitiva, l'opera milanese di Lexus va ben oltre il marketing automobilistico. Essa suggerisce come il design stia diventando sempre più uno strumento per gestire l'attenzione e plasmare la realtà. In un mondo saturo di rumore visivo e algoritmi, un marchio capace di cambiare fisicamente la prospettiva di chi guarda acquisisce un vantaggio strategico. La vera concept car in questo scenario non è la LS, ma l'essere umano stesso, costretto a muoversi continuamente e a cercare nuove angolazioni per reinterpretare ciò che considerava ovvio.

10 Visualizzazioni

Fonti

  • Lexus presents installation with shifting viewpoints for Milan design week

Hai trovato un errore o un'inaccuratezza?Esamineremo il tuo commento il prima possibile.